Recensioni

Sono tanti i motivi d’interesse per questo sophomore dei Gentless3. Alcune arrivano dalla cartella stampa, dove ad esempio si narra che le incisioni sono state effettuate anche al Teatro Coppola, della cui occupazione vi abbiamo parlato qualche mese fa, esperienza che prosegue e cui rinnoviamo il nostro più cordiale in bocca al lupo. Inoltre, veniamo a sapere che la produzione artistica di questo Speak To The Bones è di Joe Lally nientemeno, e che anche un altro tipo poco raccomandabile (si fa per dire) come Cesare Basile ci ha messo lo zampino.
E’ però alla prova dell’ascolto che arrivano le notizie più gustose, visto che il trio ragusano pare essersi affrancato quasi del tutto dai fantasmi post-rock per abbracciare una forma canzone matura ma non supina, cupa e calda, elaborata seppure diretta al cuore. Il banjo e le tastiere cambiano gli scenari intrecciando trame tradizionali e inquietudini 90s, ma ad indicare la rotta è la scrittura, di un’intensità duttile ed espansa, capace d’impastare con disinvoltura la palpitazione tenue Mark Kozelek ed il ciondolare afflitto Black Heart Procession (Destinations Unknown), il lirismo essenziale Karate ed il malanimo Alice In Chains (V For Vittoria), ugge Willard Grant Conspiracy (Letters From A New Form) e paturnie Lanegan (My Father Moved Through Dooms Of Love).
Un pantheon d’influenze che pure sa tenere al centro la propria voce, densa e febbrile in Speak To My Bones, struggente nella dedica ad Elliott Smith buonanima di Ellis Island, bieca ma venata di tenerezza speranzosa nella conclusiva Saved, come dire che c’è uno spiraglio di luce alla fine del tunnel noir.
Amazon
