Recensioni

Quanti frutti insipidi e ammuffiti siano stati colti negli ultimi anni dall’albero del post-rock e dello slowcore è cosa tristemente nota. Era ovviamente questione di attendere la stagione e l’innesto giusti. Come pure conta il terreno da cui le radici succhiano sostanze ed energia. E quanto in profondità. Carlo Natoli da Ragusa – nel curriculum una gavetta da fonico e collaborazioni in entità quali Albanopower e Tapso II – ha coltivato bene la propria attitudine organizzando i Gentless3, quartetto (chitarra baritono, chitarra elettrica, piano elettrico e batteria) che riarticola l’incedere costernato di certo post-rock con l’incandescenza dimessa dello slowcore, puntellando l’emotività con un romanticismo noir di stampo alt-folk.
Ascolti queste melodie indolenzite ma appassionate, questo croonerismo sospeso tra selvatica indolenza e afflizione, ed è come quell’impasto di Slint, Unwound, Codeine e Black Heart Procession che hai sempre più o meno consapevolmente desiderato. Il patema fiero venato di jazz fumoso di On Busting The Sound Barrier, la gravità risoluta di Comeback From (omeopatie Red House Painters nel ritornello) e la cinematica apprensione di Since ’98 sono l’apice di un programma stringato (solo sette tracce) ma intenso e credibile.
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