Recensioni

Vengono da South London e si sono formati perché hanno trovato un drum kit e del caffè in un cassonetto dei rifiuti. Ecco, potremmo fermarci qui, perché chi legge è in possesso di tutti gli elementi per inquadrare il duo. Ma ci sentiamo buoni e andiamo avanti. Sacerdoti del drone-pop lo-fi e dell’electronic loop of consciousness, i Gentle Friendly si erano già affacciati sulla scena con il precedente Ride Slow che gli era valso un po’ di fama (mica tanta, dicono i 600 followers su FB) e, soprattutto, un contratto con Fat Cat. Come se non bastasse la bizzarria dei suoni, i Nostri hanno deciso di intitolare il disco (lo scriviamo solo una volta, da qui in poi si chiamerà semplicemente “il disco”) KAUA’I O’O A’A, cioè con il nome di qualche uccello estinto congiunto al nome di qualche isola delle Hawaii. Alla fine non sconvolge neanche più di tanto, perché il disco è un collage di suoni elettronici che mescolano reminiscenze Neu! e kraut, industrial schizofrenia alla Death In Vegas con aggiornamenti art sotto l’egida di Animal Collective, This Heat, Health.
Fin dall’apertura, Wild Grass, un lunghissimo stream of conciousness fatto di loop vocali elettronici, accenni ritmici e molto organo, siamo dentro ad atmosfere che di kraut hanno solo l’impostazione, perché poi si impregnano di tropicale schizzato sui muri. Un po’ come la copertina di un disco che viene pubblicato in vinile ma rappresenta una cassetta con relativa custodia. Ecco, impalpabile. Le successive Autumn Nite, Channel One, 18 Wave Crash e As In Wind fanno pensare a dei Fuck Buttons scorporati dalla magniloquenza olimpica, perché qui stiamo sempre parlando di droni alle prese con strumenti raccapezzati dalla spazzatura…. Poi ci sono poche (pochissime a dire il vero) tentazioni pop, quando i ritmi scroscianti delle percussioni si limitano ad accompagnare. E può succedere di risentirci un Four Tet strigliato (Bury Um Deep), un french touch alla Phoenix (No Future, Cloudbusting II), uno schizzo psichedelico alla Panda Bear (Shake Up).
Da ultimo, ci viene da sottolineare la grazia analogica con cui i due si cimentano: dalle percussioni acustiche al cantato monocorde e asfissiante che, al tempo stesso, stanca e incanta. Pare proprio che in UK molti stiano seguendo la strada del neu-new wave o trash-folk o new kraut che dir si voglia e i Gentle Friendly, nel loro disordine ordinato che di diverso ha solo un tocco electro in più, aggiungono un godibile tassello al quadro.
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