Recensioni

I Gazebo Penguins rispecchiano in pieno il compito che ogni band dovrebbe avere, ovvero quello di crescere e migliorarsi album dopo album, arricchendo il proprio stile e rendendo il processo creativo-compositivo più originale. Con Raudo i Nostri ci sono riusciti. Dalla fattura punk con sfumature screamo e hardcore ma del tutto lo-fi di Penguinvasion!, dopo la svolta professionale di The Name Is Not The Named – tra controtempi, ritmi aritmici e riff più precisi – e quella con ancor più tiro e mordente di Legna, ad oggi i Gazebo Penguins vantano l’efficacia di un suono più diretto, orecchiabile ed altamente esplosivo, proprio come da titolo dell’album. In pratica, tutto ciò che si può chiedere a un gruppo emo, intendendo la parola nel suo significato più autentico.
Una Correggio che fa “quando 15 anni fa avevamo 15 anni in meno, che bella età (di merda) i 15 anni” è un potenziale inno generazionale à la Sex Pistols, un po’ la loro God Save The Queen, anche se un brano forte e corale come Senza Di Te (Legna) in effetti manca. La musica, che abbraccia quel filone post-hardcore tutto italiano capitanato con grande stile da gente come Fine Before You Came (dai quali i Gazebo Penguins si distanziano per un approccio meno maturo e più adolescenziale) e i fu-Verme (rispetto ai quali hanno un approccio meno punk), parla di store di vita reale e verità dolorose (Ogni Scelta È In Perdita, Non Morirò), con un linguaggio 90s dagli atteggiamenti più rock e meno punk (Correggio, Piuttosto Bene) molto à la Grade, soprattutto nelle strofe (Casa Dei Miei, Difetto).
Poche storie le nostre. Sicuramente tante le loro. Quello che i Gazebo Penguins sanno fare è questo. E lo fanno bene.
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