Recensioni

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L’ingresso nei trenta, il relazionarsi quotidiano con una vita social, l’arrivo dell’età adulta tra ansie, insicurezze, senso di inadeguatezza, rimpianti e dubbi. A quattro anni di distanza dal precedente Raudo, i Gazebo Penguins danno alla luce un nuovo lavoro che marca da subito una distanza decisa dal lavoro precedente: se non proprio “il disco della maturità”, Nebbia è di certo una presa di coscienza nuova per la formazione di Correggio, l’album in cui i quattro musicisti riescono a mettere meglio a fuoco i loro temi, con continuità e senza passi a vuoto, attraverso nove brani che si dividono come da tradizione tra hardcore e post-punk, tenuto maggiormente per le briglie e guidato verso soluzioni più rifinite e quadrate.

Per affrontare le domande esistenziali che attanagliano Nebbia i quattro dilatano i ritmi, smussano gli angoli, si prendono il tempo necessario per definire al meglio i soliti climax irrequieti, sacrificando magari un pizzico di immediatezza ma guadagnandone in arrangiamenti più strutturati. Come nel caso dell’ultimo lavoro dei Fine Before You Came, anche per i Gazebo Penguins è arrivato il momento di far quadrare suoni, sfoghi e delusioni, di riflettere su sé stessi, su quello che si è fatto e si continua a fare e soprattutto sul motivo di tutto questo. Il risultato nel complesso è piacevole: l’emocore a cui ci hanno abituati ci viene restituito attraverso canzoni compatte (si prenda la tripletta in sequenza NebbiaFebbreSoffrire non è utile o il finale più riflessivo tra Atlantide e Pioggia) che non mancheranno di far arrossare ugole ai concerti, ma che denotano un livello di riflessione maggiore anche in sede produttiva.

Una decantazione più lenta, asciutta e ragionata che accompagna anche l’artwork, per il quale la band ha scelto di affidarsi a nove fotografi (tra cui la nostra Francesca Sara Cauli), ognuno dei quali ha dovuto immaginare una canzone partendo esclusivamente dal testo. Un perenne lavoro di rilancio, quello di Capra e soci, che ha spostato l’asticella sempre più in alto e che oggi, dipanata la nebbia, possiamo apprezzare nel loro momento migliore.

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