Recensioni

Forse c’è una via d’uscita dalla pretenziosità dell’elevated horror degli ultimi anni. Peele nel 2017, Cregger nel 2022 e poi nel 2025, i fratelli Philippou in mezzo (anche se Bring Her Back era viziato troppo dai clichè dell’elevated….): tutti provenienti dallo sketch comico, tutti convertiti tardivamente all’orrore, tutti chiamati a fare dell’horror una diagnosi del presente americano. Al punto che certa critica d’oltreoceano parla espressamente di comedy-to-horror pipeline, che ci può stare, o di Cregger-ification of 2020s horror, che invece è una definizione più infelice. L’autore più cattivo però arriva ora. Curry Barker, ventisei anni, transfuga dal canale YouTube That’s a Bad Idea e dal found footage virale Milk & Serial, è l’ultimo in questa genealogia con un film che ne è insieme prodotto perfetto e mutazione interna.
Obsession riattiva un dispositivo narrativo che risale al 1902, con la zampa di scimmia di W. W. Jacobs e il desiderio esaudito alla lettera che si rivolta contro chi l’ha formulato. Lo prende e lo trapianta nell’immaginario retorico del 2026. La mediazione, però, non è letteraria. È televisiva, anzi sub-televisiva, un sedimento culturale americano di terza generazione. Barker ha raccontato la genesi a Collider con un candore quasi sospetto.
Aveva l’idea dell’ossessione da tempo, ma non sapeva come articolarla, finché una sera, in attesa di vedere se stesso in un cameo a It’s Always Sunny in Philadelphia, gli capita davanti un episodio dei Simpsons, la famiglia gialla con la zampa di scimmia che esaudisce desideri puntualmente disastrosi. La Paura Fa Novanta II, lo special di Halloween andato in onda il 31 ottobre 1991. Barker riconosce la via da seguire per arrivare al nocciolo della sua idea. “Ho pensato: aspetta, questa cosa potrebbe funzionare benissimo per l’idea di ossessione che ho in testa“.
Bear, commesso di un negozio di strumenti musicali, spezza un bastoncino di legno, One Wish Willow, preso in una botteguccia esoterica. La scatola contenete il bastoncino promette che una volta spezzato verrà esaudito il desiderio espresso. Così lui desidera che la collega e amica di infanzia, di cui è segretamente innamorato, lo ricambi. Il desiderio si avvera. La collega si trasforma in un’entità totalmente dipendente. Tutto il film è la dilatazione catastrofica di questo gesto. L’operazione di Barker non è la riscrittura ironica di un cliché. È piuttosto uno smascheramento del presente attraverso una forma narrativa ottocentesca. La zampa di scimmia funzionava nel 1902 come parabola anti-imperiale sull’arroganza coloniale britannica. Centoventiquattro anni dopo, lo stesso meccanismo viene riposizionato sul terreno della maschilità americana post-MeToo, là dove il discorso pubblico ha smesso di produrre risoluzioni rassicuranti e si è arenato nella zona grigia del consenso manipolato. Barker – furbamente – abita quella zona senza pretendere di illuminarla.

La regia tiene il quadro centrato con un eccesso di spazio sopra le teste, scelta dichiarata in fase di scrittura, ottenuta dall’autore con il direttore della fotografia Taylor Clemons per “far sentire il disagio della solitudine“. La citazione di Kiyoshi Kurosawa – Pulse, il fantasma come residuo di una rete satura – rivela un’ascendenza cinefila più sofisticata di quanto la provenienza web lascerebbe supporre. Ma il sostrato resta il microformato del web. Obsession funziona come uno sketch dilatato a centodieci minuti. Michael Johnston restituisce Bear come un catalogo di tic della maschilità ferita contemporanea. Inde Navarrette costruisce Nikki in due movimenti, prima oggetto del desiderio, poi parodia tossica della ragazza-feticcio portata alla sua conseguenza terminale. Più di una volta trascende oltre la forma e anche se non siamo ai livelli della Adjani di Possession, la sua performance è già sufficientemente iconica.
Barker ha insistito con lei che “non doveva mai recitare la posseduta” e infatti la sua è una codipendenza chimica, non demoniaca. Il finale, riscritto rispetto a una prima versione, lascia i protagonisti vittime e carnefici dei propri destini tragi-comici. Più tragici che comici, per la verità, ma un’acidissima vena di sadismo umoristico serpeggia per tutto il film ed è il risvolto dell’orrore che si annida nella farsa e nel grottesco.
Il film è costato 750 mila dollari e ha incassato ventitré milioni solo nel weekend di apertura. Il film è uscito nelle sale americane il 15 maggio. Nei giorni successivi, la riproduzione del One Wish Willow venduta sul sito di Focus Features è andata esaurita. Su eBay viene rivenduta a duecento dollari. Barker ha desiderato che diventasse un oggetto e l’oggetto è arrivato. Il desiderio esaudito, fuori dal film, ha funzionato esattamente come dentro e nel frattempo lui si è aggiudicato la regia del prossimo Texas Chainsaw Massacre versione A24.
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