Recensioni

7.2

L’uomo moderno e la sua vulnerabilità: alla luce di un momento storico fatto di #Metoo, Time’s Up e gender gap in tutte le sue forme, trovare uomini pronti a interrogarsi sugli errori compiuti, sulla virilità contemporanea può non essere cosa semplice. A distanza di 25 anni, dopo le basettone, il brit-pop e i Supergrass, Gaz Coombes torna anche per trovare qualche risposta a una questione fondamentale: cosa significa essere uomo oggi? L’ex frontman dei Supergrass regala una raccolta di undici canzoni profondamente personali, dalle melodie aperte e trascinanti. E quel titolo, piuttosto che essere una celebrazione di tutto ciò che è macho, vuole invece sovvertirne il significato, usandolo come punto di partenza per affrontare argomenti come l’ego, la salute mentale e la mascolinità.

World’s Strongest Man è un album ambizioso, audace e libero che arriva a tre anni di distanza dall’ottimo Matador, peraltro nominato ai Mercury Prize. Ispirandosi tanto a Frank Ocean quanto ai Neu!, il cantautore di Oxford impasta un’affascinante e sfrontata psichedelia pop che ben si adatta al sound sempre più personale e unico di Coombes, in cui convive il passato brit-pop con nuove atmosfere sospese tra krautrock ed elettronica riuscendo comunque a suonare freschissimo e autentico come un primo amore adolescenziale. Da solista, Coombes ha continuato a spingere la sua gamma sonora in avanti, verso un regno molto più intimo e sperimentale rispetto a quello in cui operava coi Supergrass. Uomo, partner, padre, figlio e cantautore maturo, Coombes offre un disco pieno di inquietanti sculture sonore, costruite attorno a elettroniche oblique e percussioni solenni. Un album che contiene i pensieri e le emozioni di un uomo maturo e un po’ di malinconia di tempi e luoghi andati, perché la vita di Coombes è probabilmente rallentata abbastanza a lungo da permettergli di fare un bilancio, anche doloroso.

La sensazione di clausura di World’s Strongest Man è direttamente correlata ai testi introspettivi di Coombes, che ha confessato di aver vissuto le proprie esperienze con ansia e depressione. La voce espressiva dell’artista inglese cattura questi stati d’animo; a seconda di ciò che richiede la canzone, salta dal thrash punk ululato al falsetto più vulnerabile. Le implicazioni di nascondere le paure personali sono ancora più complicate nel vivace singolo di lancio, Deep Pockets, guidato da un groove synth-pop che pulsa mentre il coretto fisso e patinato accelera la natura del brano, guardando in casa Black Rebel Motorcycle Club. E lo spirito di World’s Strongest Man sta in questo mascherare le proprie incertezze dietro una maschera di ferro, quella da uomo più forte del mondo. Il protagonista conflittuale della title track oscilla tra insicurezza e arroganza su un tappeto di chitarre scarnificate.

Dalla ballad pianistica fra lo ieratico e il post-rock di Slow Motion Life al feeling funky di quell’audace sobbalzo contorto che è Walk The Walk, («Got a finger on the button / Ready to delete» è la palese fotografia della politica americana del bottone trumpiano), Gaz Coombes incorpora chitarre elettriche strimpellate con velocità a un onesto rock’n’roll. L’atmosfera lunatica di Shit (I’ve Done It Again) ricorda i Radiohead di OK Computer mentre il groove in dissolvenza di Weird Dreams si fa vero e proprio stream of consciousness che evolve in una poetica fotografia pianistica. La voce di Coombes, quasi un Thom Yorke funky, scivola e piomba tra archi, cori distanti e un pattern di tamburi teso e urgente; brani che cercano disperatamente di riacquistare l’equilibrio emotivo come Vanishing Act, con la sua isteria radioheadiana, o di resistere all’impulso di cedere alle tenebre come accade nella claustrofobica In Waves. E se il mid-tempo di Oxygen Mask è una ballad folk-rock dalle incursioni sintetiche che ricorda Bowie, la magnificenza di Wounded Egos si trasforma in un vortice di percussioni stratificate, glockenspiel e synth, tutti compressi per creare lo sfondo veloce e ipnotico per un affascinante coro scolastico.

La magia di World’s Strongest Man risiede nei suoi dettagli, nei particolari, nei silenzi, nelle ombre che si rivelano solo al quarto, quinto ascolto. E di quell’uomo più forte del mondo, Coombes se ne frega, lo lascia andare senza più preoccupazione, tanto che sembra proprio di scorgerne il sorriso.

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