Recensioni

Sedici anni ci ha messo Gavin Friday per dare un seguito all’opera terza da solista Shag Tobacco. Non che l’ex-leader dei Virgin Prunes sia stato nel frattempo con le mani in mano: ha infatti architettato spettacoli teatrali e composto colonne sonore (per Jim Sheridan e Neil Jordan tra gli altri), prestandosi ogni tanto anche alla recitazione. Quindi, bontà sua, ha sentito il bisogno di tornare all’antico amore propinandoci un album tutto intero, il qui presente Catholic. Ovvero una dimostrazione del proverbio che la classe non è acqua, ok, però si può annacquare eccome.
Prodotte da Ken Thomas (già al lavoro con Cocteau Twins e Sigur Ros), le undici tracce in programma costituiscono cinquanta minuti abbondanti di pelosa melensaggine decadente. Tema portante il crepuscolo della vita e una riflessione spirituale sul “dopo”, argomento che accettiamo ben volentieri se ad affrontarlo è uno dei fautori del cosiddetto goth-rock. Peccato però che venga ricondotto a forme appiccicosette da nostalgico dei Roxy Music (con risultati accettabili in Able, discreti nella vagamente lennoniana It’s All Ahead Of You, pessimi in quella The Only One che semmai rimanda a certe ignominie Cock Robin), bazzicando al bisogno kitsch vaporoso (come nella sfacciatamente sigurossiana Lord I’m Coming o in A Song That Hurts, ove sfoggia un falsetto à la Bono tra evanescenze sintetiche come bignami Ultravox–Brian Eno) e croonerismo torbido (i Lambchop narcotizzati Cousteau nel folk jazzy di Blame, la caricatura Depeche Mode–Scott Walker di Where’d Ya Go? Gone).
Melodicamente insulso, interpretato con vellutata rigidità, sorretto da un’idea sonora da ex wave-rockers convertito alla pantofola, è un disco da brividi. Ma perlopiù di raccapriccio.
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