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Il progetto solista di Gaspard Augé prende a piene mani dalla tradizione barocco-revival anni Settanta/Ottanta (Abba, Rondò Veneziano) e pompa sapientemente melodie e ritmi con la carica dei Justice. Essendo l’uomo francese e conoscendo bene la fama spocchiosa del gruppo madre, non ci sorprende davanti a tanta pacchianeria: siamo consapevoli che è tutto un trucco, un gioco di specchi e di rimandi e che per questo funziona alla perfezione. Un grande affresco di massimalismo dance all’ennesima potenza, abbellito da fiori e vezzi degni di un’eredità che parte da Couperin e Lully, passa per il rococò (stile nato proprio in Francia) e arriva direttamente sui palchi e sulle passerelle delle settimane della moda parigine.

La carica degli esordi dei Justice vicini alle distorsioni del rock (che portavano avanti le idee di Simian Mobile Disco e Digitalism) viene incanalata in un edonismo decadente, lampante nondimento nella maestosa e ammiccante componente video, anticipato dalle clip dei singoli Force Majeure, Captain e Hey!. Un lavoro che supera l’EDM pur mantenendone gli stilemi di base (intro, crescendi e drop) e si fa ascoltare grazie anche a un’ottima produzione: non a caso è stato utilizzato il mitico studio del compianto Philippe Zdar dei Cassius e un synth appartenuto nientemeno che agli Yes. A ciò si aggiungono pure arrangiamenti oculati, affidati a Victor le Masne (collaboratore tra gli altri di Chilly Gonzales e Metronomy) e al produttore Michael Declerck.

Le ripetizioni della garage dei primi Daft Punk su Roulé mescolate a suoni da sala giochi (Rocambole), i rimandi alla retrofilia degli Air (il lentone Europa, che ricorda pure le tastiere pop della colonna sonora de Il tempo delle mele), i vocoder di Pentacle, le crack-intro cheaptune dei giochi dell’Amiga (Lacrimosa), il soft-porn funky-pop sbarazzino di Captain, le citazioni al synth di Baba O’Riley degli Who nella visionaria e cinematografica Casablanca e in generale un feeling retrofilo, fanno di questo disco – registrato in soli due mesi – un’inaspettata e freschissima sorpresa.

Avrebbe potuto fare un buco nell’acqua, invece Augé sta benissimo in piedi anche da solo: ricongiunge il prog di Moroder al pop, tagliando con le armi della dance e dell’eredità EDM. Un piccolo grande classico che fa della “scappatella” (questo il significato del titolo, ma può voler dire anche “fuga”) dal presente la sua ragion d’essere.

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