Recensioni

Benvenuti nel mondo notturno, sensuale e misterioso di Galcher Lustwerk. Per anni la sua discografia è rimasta semi-sommersa, in parte disponibile solo digitalmente o in vinile in tirature limitate, sparsa tra mixtapes, come il suo intrigante esordio 100% Galcher, EPs messi sul mercato piu o meno ufficialmente e due album, Dark Bliss e 200% Galcher, pubblicati indipendentemente e che ne hanno fatto crescere le quotazioni in maniera esponenziale e inarrestabile. Per l’uscita di questo nuovo Information, terzo LP in 3 anni, il produttore newyorchese ha finalmente deciso di affidarsi ad una label di tradizione e prestigio come Ghostly International e l’accoppiata sembra essere la più azzeccata e calzante.
La sua è una visione quasi impressionistica della house: essenziale, sostenuta da grooves caldi ed organici, spinta in avanti morbidamente su tempi medi dalla cassa in quattro che funge da filo rosso che percorre tutti i suoi brani. Su questi elementi Lustwerk intesse sobriamente una trama di synth che mostra quanto la lezione di pionieri quali Larry Heard, Ron Trent e Chez Damier sia stata recepita ed interiorizzata. Rispetto alle sue uscite precedenti, questa volta si nota un influsso più dichiarato del jazz, dei ganci melodici più precisi e definiti, mentre, a rimpiazzare le drum machine onnipresenti, le ritmiche vengono spesso affidate al feeling live ed umano di veri e propri kit di batteria, rendendo il suo sound ancora più vellutato e fluido.
Quello che fa veramente la differenza nella musica di Galcher Lustwerk è l’influsso dell’hip hop che si riflette nell’uso della sua stessa voce in un profondo, seducente ed allo stesso tempo vagamente inquietante ed allucinato incrocio tra rap e spoken word: un flusso di coscienza attraverso il quale vengono illustrate storie minime di chi esce solo la notte e vive nell’attesa del prossimo party, nell’epicentro mondiale di tutto ciò che è “hip”, a Brooklyn. Ma l’ibridazione tra house ed hip hop di Galcher Lustwerk non ha niente a che vedere con la festaiola e stradaiola hip house dei Jungle Brothers, il suo è un approccio più contemporaneo, sottile, complesso – che al sottoscritto ricorda quello intimistico che un Frank Ocean ha nei confronti dell’R&B e del soul. Qui l’eleganza formale diventa cifra stilistica e l’escapismo di chi ha scambiato la notte con il giorno, e la realtà con uno stato permanente di coscienza alterata, diventa una scelta di vita.
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