Recensioni

7.2

Tirare fuori materiale inedito, spesso a distanza di anni, è sempre un’operazione delicata. Ci sono casi in cui il recupero è doveroso quanto impellente, anche rispetto alla musica che viene prodotta oggi da artisti più giovani, col cui lavoro ci si confronta sempre. È il caso ad esempio della (ri)pubblicazione integrale del disco “perduto” dei Coil, Backwards, anche se questo già circolava da un po’ tra alcuni appassionati in forma incompleta o rimanipolata. Altre volte si tratta di un’operazione più superficiale e commerciale, di semplice svuotamento degli archivi e degli scarti dell’artista ormai famoso.

Nel caso della pubblicazione di questo disco a firma Gagarin Kombinaatti, ci troviamo di fronte ad un’operazione che ci consegna un documento storico della musica industrial realizzata nei primi anni Ottanta in Finlandia. Si tratta di un progetto del musicista Mika Vainio (poi, tra gli altri alias, noto come Philus, Ø, Tekonivel e 1/3 dei Pan Sonic degli esordi, quelli con Sami Salo) coadiuvato da Janne Koski e Tapio Onnela, attivo dall’83 all’85, quando i componenti avevano circa vent’anni. La compilation, uscita per Sähkö Recordings, mostra la vitalità e l’originalità di questi pionieri finnici, tra le forti influenze di Throbbing Gristle, Einstürzende Neubauten e Test Department e le nascenti ricerche elettroniche pre-Pan Sonic (questo affermato ovviamente con il senno di poi). I brani sono stati ripresi dalle registrazioni originali su nastro e sono completamente inediti, a parte uno, Raskas, apparso sull’interessantissima compilation More Arctic Hysteria / Son Of Arctic Hysteria: The Later Years Of Early Finnish Avant-Garde.

Molto prima che Vainio e soci si appassionassero ai primi rave illegali negli anni Novanta, magari sotto l’influsso di musicisti seminali (non solo per la scena techno finlandese) come Kimmo Rapatti (meglio conosciuto come Mono Junk), i Gagarin Kombinaatti muovevano i primi passi in una ricerca elettroacustica industriale e rumorista che fondeva registrazioni radio con percussioni metalliche à la Esplendor Geométrico, implacabili distorsioni e campionamenti vari. Probabilmente è qui che dovremmo cercare anche i prolegomena ad un certo disturbante e cacofonico suono power electronics finlandese degli anni Novanta (Grunt, Taint, Pain Nail, ecc).

Il gusto per la costruzione degli strumenti e la ricerca rumoristica accomunano i lavori dei Gagarin Kombinaatti e dei Pan Sonic. Si ascolti un episodio come Massa, che inizia con il rumore di un trapano per poi continuare con percussioni metalliche che vengono pian piano sopraffatte proprio da quelle onde sonore che diverranno il marchio di fabbrica di Vainio, andando ad innestarsi su una dimensione techno minimale alla Pan(a)sonic (con e senza “a”), i quali avrebbero potuto tranquillamente realizzare un brano come Toisto. Colpisce l’uso delle registrazioni radio abilmente manipolate e del rumore bianco che, tra clangori e “drone music primigenia”, mostra uno spettro sonoro che parte da Radio-Activity dei Kraftwerk per poi sposare i primissimi Neubauten. Non mancano richiami a una dimensione kraut vicina ai NEU! (Tiedonantaja kirjoittaa) che produce efficaci e immersivi mantra rumoristici.

Il difetto principale del lavoro è che le registrazioni riesumate mostrano idee sicuramente interessanti e innovative per l’epoca, ma sofferenti di un inevitabile bozzettismo. Uno dei brani più a fuoco è Raskas/Chemical Weapons, in cui tutti gli elementi elencati in precedenza si fondono alla perfezione in un magma potente e deciso. È un episodio che ha retto molto bene lo scorrere del tempo e che da solo varrebbe l’acquisto del lavoro.

La qualità del materiale è buona, anche se, probabilmente, un’operazione di recupero del genere avrebbe avuto meno risonanza se non ci fosse stato dietro un musicista famoso come Vainio, oramai un pilastro di un certo tipo di ricerca elettroacustica. Paradossalmente, se un disco come questo fosse stato realizzato oggi da un gruppo più giovane e pubblicato da qualche etichetta come Tri Angle avrebbe comunque avuto un discreto consenso tra gli appassionati di certe sonorità. Questo a riprova che la musica (e non solo quella) non segue un percorso lineare e progressivo, e certe forme dell’espressione e/o del contenuto possono ritornare attualissime, ibridate con le urgenze di una contemporaneità che altro non è se non un orizzonte di attese e di opportunità in una situazione mutevole, uno scenario in mutamento in cui però, per non perdersi, occorre avere una direzione.

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