Recensioni

6.8

Futureheads, o della discontinuità: quattro ormai gli LP consegnati dai ragazzi di Sunderland e tutti più che discreti però nessuno irrinunciabile. Perché se ognuno infila almeno un poker di perle, è altrettanto vero che vi  accosta composizioni tirate via in un misto di scazzo e disattenzione. E se di loro attrae il profilo basso e l’assenza di quegli hype che oltremanica aiutano a “piazzare il prodotto”, resta il neo di una frammentarietà che a questo punto riconosci come congenita. Alla quale non si sottraggono neppure The Chaos e il suo serialismo in stile Ramones o Motorhead, vale a dire uno/due modelli ripetuti con minime variazioni e il livello medio della scrittura a fare la differenza.

Sempre gli XTC del 1980 suonati con la foga di Wedding Present e Soup Dragons, dunque e sempre melodie cremose innestate su un mulinare chitarristico assiduo, la ritmica a pompare zelante e il santino dei Buzzcocks nascosto in tasca per non scoprirsi eccessivamente. Miscela punteggiata di strutture più complesse (Stop The Noise), benvenute raschiature (Dart At The Map, The Connector) e convenzionalità che vorresti ignorare con tutto il cuore; meno male che a distrarre arrivano la rabbia trattenuta di Sun Goes Down, l’estro di This Is The Life, una The Baron che riassume la formula al meglio. Nel frattempo, continui a invocare una nuova Skip To The End come una sera a cena con Zooey Deschanel.

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