Recensioni

7.1

Per essere ancora un liceale alle prese con compiti di matematica e bagordi del weekend, il perugino Furtherset produce con invidiabile assiduità. Tra un live e l’altro, quest’anno c’è stato spazio per un album mai uscito (che eppure non suonava per niente male), un altro in lavorazione con Gianluca Petrella (che rischia di essere il vero salto di qualità) e i tre EP Veilles, Two Lovers In A Room e Calabi Yau, a chiudere un’annata che lo ha visto proiettarsi sempre più verso le potenzialità delle performance da club. Un processo evolutivo che va concretizzando con efficacia l’indagine sulle atmosfere propria del ragazzo, da sempre ben piantata nella pratica drone eppure via via più disinvolta a incorporare la passione dance multiforme che vien fuori dai suoi ascolti assidui.

Già a luglio Veilles trovava il giusto equilibrio tra ingegnosità, melodia e ritmo, facendo di pezzi come U e I Know perfetti intrattenimenti su cui far oscillare la testa mentre si apprezzano le impalcature, mentre la guida delle atmosfere resiste nella ambient-dronica di Veilles e No Need To Run. Studio dei mood che si affina nel Two Lovers In A Room EP, dove per due pezzi (There’s Magic Underwater e How To Tie Your Shoes) senti aprire il potenziale ambient e ti ritrovi ad aspettare il guizzo di sostanza, per poi restare a bocca aperta quando in A Proper Running Technique trova spazio la cassa cavernosa di Andy Stott, dimensione perfetta per la consistenza eterea delle ambientazioni. E la via della solidità continua anche in Calabi Yau, dove in Supergravity e Supersimmetry Furtherset sembra inseguire quella new wave of techno libera da schemi che ama ragionare su introspezioni, bassi e ritmiche.

Tutte armi già ben affilate, per un talento già pronto a superare lo stato di promessa dell’elettronica e passare a quello di realtà consolidata. La strada è quella dell’album in arrivo, e lì non si scherza più.

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