Recensioni

Extinct ce li aveva introdotti, Dancing Judas ce li mostra nella prima, piena realizzazione matura. Ennesima punta di diamante del cuneese rumoroso, esattamente a metà strada tra Washington e San Diego, i Fuh giungono all’esordio ufficiale per cui sembrano aver tenuto da parte le frecce migliori del loro arco. Se di base il sostrato è grunge, vedi l’innata capacità di mischiare melodia e rumore, i quattro svicolano sinceri e spavaldi tra generi e sottogeneri, sperimentando nuove vie di fuga tramite l’innesto dell’eredità più sperimentale dell’indie-rock dei secondi ’90, di un background fatto di ascolti d’ambito post-hc e di una certa passione per strutture mobili e intricate d’ascendenza math-.
I quattro però, tra spigoli, curve a gomito, variazioni di tempi e luoghi, compongono canzoni. Non necessariamente lineari e legate agli stilemi della forma-canzone, ma pur sempre canzoni: melodiche, accattivanti, intelligibili nonostante le dinamiche interne non siano mai scontate e gli sviluppi dei pezzi possano portare in direzioni inusitate. Notevole l’estenuante lavorio sul particolare che rende ogni pezzo perfettamente equilibrato e affascinante per i mille rivoli sonici che scaturiscono dal corpo principale. Disco dalle sonorità retrò senza però mai risultare datato o tanto meno stantio, Dancing Judas è in definitiva un ottimo disco che farà la gioia di chi è cresciuto nel marasma indie dei nineties. Per chi invece di quei tempi ha solo una conoscenza indiretta, non c’è miglior biglietto da visita.
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