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7.2

A due anni dall’esordio Here Today Come Tomorrow, Fritz Kalkbrenner, discusso “fratello di”, lascia definitivamente le etichette a casa e dà la dimostrazione definitiva di un’identità artistica ben delineata e autonoma rispetto alle direzioni del più blasonato Paul. Uscito su Suol, Suol Mates si muove con disinvoltura tra hip hop, funk e disco, offrendoci una panoramica piacevole e completa del background soul che lo caratterizza, con una sapiente scelta di pezzi old school ad effetto garantito. Ma c’è di più, l’amico Fritz ha fatto una selezione quasi interamente dedicata a campioni strumentali che disegnano un percorso in cui il protagonista indiscusso è il groove. Singolare per uno che è prima di tutto un cantante.

È questa dunque la peculiarità del mix evidente fin dall’inizio con U’s A Freak B*tch di Black Milk, hip hop scuola Slum Village, sample ipnotico, bassone Korg e percussioni killer che accompagnano al più storico degli organ-jam con Funk In The Hole di Roy Ayers, culminando poi con l’intramontabile Won‘t Do di Dilla e il classico campionamento di Footsteps in The Dark degli Isley Brothers. La seconda parte elabora atmosfere più da club, pur mantenendosi fedele al filo conduttore: ritmo ammiccante e strumenti in primo piano. Terje Bakke remixa Memoryman aka Uovo con la Sleepless Disco Night in salsa funky house e apre le fila alla trascinante disco di Lonnie’s Secret di Owusu e Hannibal, – un mix di Prince e Sly Stone, con echi del Moodymann di Scritti Politti – per arrivare poi alla suadente deep del remix di Motor City Drum Ensemble su Fallen Hero.

Un quadro impeccabile in cui si respira solo qualche raro momento melodico, perlopiù autoreferenziale: eccezion fatta per l’hip hop di Pete Rock e la sua Back On Da Block nella versione dub con parti vocali tagliate e usate solo come ad libs, da citare il pezzo inedito di Fritz, Ruby Lee, calibrato e gommoso giro di sample dall’originale di Bill Withers, e l’edit a più mani su Right In The Dark, dove il tocco strumentale di Henrik Schwarz è evidente, sempre in linea con la filosofia della compilation. Insomma una jam-session adatta ad ogni tipo di palato e situazione, che gioca sapientemente con tutti i generi senza perdere mai in credibilità, equilibrio, ma soprattutto in coerenza. Nessun complesso freudiano per Fritz, l’abbiamo assodato.

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