Recensioni

Neanche sei mesi sono passati dalla pubblicazione/ristampa del debutto dei Frightened Rabbit, Sings The Greys(uscito nel 2006 per Hit The Fan), che la Fat Cat, sfruttando il
clamore positivo scaturito da esso, dà alla luce il suo seguito, The Midnight Organ Fight.
Questa impazienza la dice lunga su quanto la casa discografica punti
molto su questo trio scozzese. E come darle torto quando le quattordici
nuove canzoni confermano e migliorano quanto di buono era già emerso
dall’esordio. Se in questo era una più improvvisata ma convincente
frenesia adolescenziale a dettare il passo, incline a certo emo
versante Braid e intrecciata al tipico indierock a cavallo del 1990 (Sebadoh, per intenderci), in The Midnight Organ Fighttutto ciò viene un poco arginato a favore di una relativa originalità
raggiunta. Tutte i brani prendono le mosse da un bislacco folk acustico
dalla ritmica incalzante e ripetitiva su cui un crescendo elettrico,
impreziosito da fiati e tastiere, va ad aggiungersi claustrofobico. Ma
è la componente vocale, che richiama alla memoria addirittura i Counting Crows,
a donare profondità e ariosità al tutto. Quindi, quell’urgenza
emozionale del primo album non viene abbandonata, ma viene in parte
sacrificata a beneficio del risultato finale: episodi come The Modern Leper, Fast Blood e Keep Yourself Warmsono ottimi esempi di contagiosa vivacità trasognante. C’è da
aggiungere che alla lunga l’album si sovraccarica risultando fin troppo
ripetitivo, ma siamo sicuri che alla terza fatica riusciranno a
sopperire anche a questo.
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