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All'appello del new wave revival mancavano ancora i suoni scabri della Postcard (se si esclude il colpo di fulmine dei quasi dimenticati Hatcham Social: una rondine che evidentemente non ha fatto primavera).

Ora arrivano Frankie Francis e i suoi Heartstrings a metterci una pezza. A partire dalla produzione, affidata all’ex Orange Juice, Edwyn Collins, Il quintetto del Sunderland non fa certo mistero della propria discendenza spirituale. Il “suono della giovane Scozia" funge da punto di partenza per un guitar pop sovraeccitato a colpi di jingle jangle d'assalto, romantico e gentile ma tutt'altro che oleografico.

Frankie è finalmente un performer di razza come non se ne vedeva dai tempi di Brett Anderson, ha un look vagamente rockabilly e una voce che modula in sinuose melodie blue eyed soul.

La chiave di lettura di Hunger sta tutta lì, in quei 50s edulcorati e cromati da una lucente produzione 80s. Photograph, ad esempio, parte a razzo per aprirsi ad avvincenti stacchetti doo wop.

Ungrateful riprende il chitarrismo mercuriale di Josef K e Orange Juice, su cui, il crooning di Francis, appiccica una della melodie più romantiche dell'album. Possibilities è un divertentissimo Elvis finito a Glasgow a duettare con gli Aztec Camera.

C'è anche il tempo per la citazione scherzosa di That Postcard, a riprova di un'attitudine scanzonata che fa degli Heartstrings uno dei nomi più freschi e promettenti del nuovo indie rock britannico.

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