Recensioni

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Il doo-wop e le stupid songs sono una delle componenti di base della musica di Zappa (altre due potrebbero essere il blues e Stravinskij), un amore e una pratica che risalgono alla gavetta, fine anni Cinquanta, quando FZ sbarcava il lunario scrivendo e suonando per misconosciuti gruppetti r’n’b e lounge dai nomi esotici come Joe Perrino & The Mellotones. Amore e pratica che lo accompagneranno fino alle propaggini estreme della sua vita live on stage. Il doo-wop baffo&mosca di Zappa è sì una parodia, ma da intendere in senso – ancora – stravinskijano, un remake umoristico che è anche un sentito omaggio.

E’ nel ribollente 1968 che il baffuto dichiara ancora una volta al mondo la propria alterità pubblicando un disco zuccheroso e grottesco, interamente dedicato a questo genere, Cruising With Ruben & The Jets (registrato durante le session del capolavoro Uncle Meat). Sono tredici deliziosi underground lollipop (quattro ripresi da Freak Out!) da piluccare con distacco e partecipazione, strizzando l’occhio, oscillanti come sono tra retorica pomatosa anni Cinquanta e doppi sensi spinti, tra armonie rubate ai cugini pachuco dei Platters e criptocitazioni colte (spesso gonfiate dalla critica). Greasy Love Songs, nella serie Audio Documentary, permette finalmente di riascoltare la versione originale di Cruising, quando finora era disponibile su cd soltanto il terribile remix 1984 (con le parti di batteria e di basso risuonate da Chad Wackerman e Arthur Barrow). Pochi gli extra, giusto qualche versione alternativa e una Valerie dell’epoca Cucamonga/Studio Z (pezzo che ritroveremo come "fetta di chiusura" di Burnt Weeny Sandwich).

Il doo-wop zappiano è una delle più compiute dimostrazioni della americanità di FZ e della stranezza (molto più che della difficoltà) della sua musica: Zappa non è per tutti e questo Zappa qui (come pure quello superkitsch degli anni Ottanta) lo è ancora meno.

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