Recensioni

Ci aveva già provato Sergio Endrigo nel 1974 a mettere in musica l’opera di Gianni Rodari con il disco Ci vuole un fiore. I risultati furono eccellenti, vuoi per una sensibilità inaspettata dell’Endrigo allora cantautore malinconico, vuoi per l’apporto di Bacalov alla parte musicale, vuoi perché quei testi Rodari li aveva scritti appositamente per il disco.
Mondo Fantastico si configura come un progetto diverso da quello del musicista di Pola. In primis nel formato, disco-libro che è parto corale e multimediale tra illustratori, narratori e musicisti, e poi per la musica contenuta nel cd, piuttosto lontana nelle intenzioni e nella pratica dall’universo della coppia Bacalov-Endrigo. Niente cori di bambini in stile Zecchino d’oro e niente orchestre, insomma, ma contenuti metricamente organizzati – tratti da Grammatica della fantasia, Filastrocche in cielo e in terra, Il libro degli errori – che nelle mani di Franco Naddei diventano un’escursione piuttosto libera tra jazz, elettronica e pop. Una musicalità flessibile che rispetta l’approccio narrativo dei testi riuscendo nel contempo a contrappuntare con efficacia il mood ironico e surreale che li caratterizza. Come accade in una poetica Canzoni per sbaglio in cui sembra di ascoltare un John de Leo dell’ultimo Vago Svanendo appena più intimo, in una Limericks saltellante tra ottoni e clarinetti, nel free destrutturato de La parola Ciao, nelle mezze luci di Filastrocca impertinente.
Non è un disco per bambini, Mondo Fantastico. O meglio, lo è ma in maniera trasversale, ricercata. Brani che non solo contribuiscono a ribadire la statura intellettuale di Rodari – e artistica di Naddei – ma fanno anche riflettere sul concetto di creatività legato all’infanzia. E su come quella creatività – la sola davvero libera dai condizionamenti sociali -, sia alle volte l’unica strada possibile contro il logorio dei nostri giorni.
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