Recensioni

Per la sua prima uscita ufficiale in CD, la Sincope fa le cose in grande e recluta lo spagnolo Francisco Meirino per un album che è perfettamente reso dall’artwork – opera di Truculentboy, capo supremo dell’etichetta – e dal materiale del packaging. Digipack cartonato bello spesso e granoso con grafiche da fanzine old school a rendere perfettamente gli “eleven short pieces” per synth modulari, elettronica home-made e tape recorders che lo spagnolo – sound artist di buona fama anche al di fuori dei reietti giri dell’underground noise mondiale (musiche commissionate per musei, artisti, performer da Giappone, Svizzera, Spagna ecc…) e con una discografia, in solo e in collaborazione, praticamente sterminata – ha assemblato in solitaria nel biennio 2013-14.
È infatti una musica granulosa, quella di Beyond Repair, elaborata su devices modificati, elettronica povera e/o trovata, strumenti autocostruiti e/o modificati, e sfacciatamente virata verso chiaroscuri che da lande post-industriali vanno verso il noise più o meno materico, tra scariche elettrostatiche, sbuffi, cortocircuiti, stasi, decostruzioni che mantengono alto il livello della tensione e quello dell’attenzione. Negli “sketches” di Beyond Repair, concepiti come una specie di lunga suite senza soluzione di continuità, Meirino riesce a lavorare sulla grana del suono, resa insieme spessa e sporca, senza mai sfinire l’ascoltatore prendendo banali derive harsh o noise tout court, anzi lavorando di cesello tra le apparentemente semplici dinamiche interne di ogni singola composizione.
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