Recensioni

7.2

Se avete presente il video di Kira, proposto in esclusiva da SA non più di un paio di settimane fa, siete già sulla buona strada per comprendere questo sforzo collettivo elaborato da Sergio Carlini e Francesco Serra. I due non sono di primo pelo, avendo segnato il math-rock italiano coi Three Second Kiss, il primo (oltre alla splendida parentesi in solo a nome Jowjo che si spera non sia stato un unicum), e disegnato traiettorie cinematografiche e sognanti con la sigla Trees Of Mint, il secondo (due splendidi album e numerose sonorizzazioni particolari nel carnet del sardo-bolognese).

Le atmosfere sfocate e sfumate del video rendono appieno l’idea sonora che i due, dismessi i panni “pubblici” succitati, hanno voluto elaborare per questo disco notturno e intimista, orientato alla esplorazione delle potenzialità materiche ed evocative del suono: l’uno, Carlini, all’acustica, e l’altro, Serra, alla elettrica, intarsiano suoni e distese rumorose poste in un sottofondo quasi subacqueo su cui sviluppare un pizzicare di corde acustiche memore di molta tradizione avant-folk americana. In primo piano, dunque, le corde acustiche di Carlini, quest’ultimo estremamente lontano da ciò che ci si aspetterebbe da lui, capace di tirar fuori un suono poetico, tratteggiato, lieve ed evocativo; a costruire lo sfondo – pensatelo, questo “sfondo”, in forme pittoriche, più che come secondo piano musicale – l’elettrica di Serra, che si prende il suo spazio tra clangori materici, dilatazioni noise, nebulose elettrostatiche. Non una regola questa, come avviene ad esempio in Aso, ma quasi un gioco di specchi tra due concezioni sonore in apparenza divergenti che trovano – complice anche l’ottimo “orecchio” del produttore Mattia Coletti – l’equilibrio perfetto, la misura esatta nell’elaborazione di un paesaggio sonoro che è elegante summa dei due approcci.

Ne esce un disco ovviamente notturno, meditativo, errabondo e intimista, capace di tratteggiare stati d’animo e visioni altre come avviene sempre più spesso in collaborazioni apparentemente atipiche come questa.

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