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6.9

Ascolti The Workings Of A Dubious Life e ti viene da pensare in un battibaleno alla P.J.Harvey di Uh Huh Her. Stessa flebile asprezza della voce, stessa sei corde elettrica scarnificata. Eppure, ciò che ti si para davanti in quei due minuti e trentasette, è solo parte del bagaglio musicale di Francesca Lago, una breve parentesi che fa il paio con il folk spettrale messo in bella mostra nel resto del programma.

L’intento sembra essere quello di togliere consistenza al suono, per dar spazio a un cantato solitario in bilico tra introspezione e sussurro, sfumatura e melodia minimale, grazie anche a chitarra acustica, qualche sovraincisione e rarissime basi elettroniche. Una ventina diminuti spesi su variazioni che richiamano la tradizione folk inglese – la title-track – e aperture melodiche di più ampio respiro che tuttavia non vanno mai oltre la soglia dell’essenzialità. Per un disco che sceglie coscientemente la via di un’autoproduzione orgogliosa e necessaria, in aperta contrapposizione con quel Mosca Bianca pubblicato da Edel dodici anni fa che rappresentò il primo passo di Francesca Lago nel mondo della discografia ufficiale.

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