Recensioni
Fortunato Durutti Marinetti
Eight Waves In Search Of The Ocean
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Stefano Pifferi
- 6 Febbraio 2024

Italiano di origine ma canadese di adozione, dai riferimenti piuttosto chiari alla cultura italiana nella scelta della sigla e con un gusto bislacco, dreamy, pulviscolare per il pop più astratto e sbilenco. Daniel Colussi da Torino ma di base a Toronto per questo terzo disco, primo per la fiorentina Quindi e in collaborazione con la Soft Abuse, si circonda di una big band (Josh Cole, contrabbasso, basso; Jessica Delisle, voce; Paul Erlichman, piano elettrico; Craig Fahner, synth; Brandon Gibson-De Groote: violino; Alex Hamlyn: sax; Stefan Hegerat, batteria; Blake Markle, Fender Rhodes; John Nicholson: sax; Anh T. Phung: flauto; Kevin Schmidt, basso) e tiene per sé voce, chitarra, basso e tastiere, finendo con l’elaborare un dischetto davvero niente male.
L’attacco di Lightning On A Sunny Day è fedele al titolo e si presenta come una specie di synth-pop song d’annata, zuccherosa e poppissima nonostante un tono reminiscente la slackerness indie anni ’90 e con un sax che viene e va sensuale e datatissimo, quasi sintetico come quelli che si ascoltavano in certe produzioni degli ottanta più pacchianamente pop. Eppure… eppure tutto funziona perfettamente e non solo in questo pezzo d’apertura. Tutto l’album è un concentrato di songwriting cristallino à la Cohen/Wyatt/Lou Reed ma spiazzante nel suo trascinare sempre qualcosa di strano, di particolare nelle strutture, negli arrangiamenti, nelle modalità che, ci ripetiamo, sono pop in partenza e in arrivo ma ricercate, inquiete e caleidoscopiche nell’elaborare un territorio comune per input anche piuttosto diversi.
Non è casuale che a produrre il disco sia un altro “italiano” (per modo di dire), ovvero Sandro Perri già Polmo Polpo, autore nell’ultimo Soft Landing di un procedimento di “ibridizzazione” simile. Tra orchestrazioni demodé, pop-rock anni Settanta, marcette sghembe, tinteggiature folk e bozzetti indie-pop attorno a cui crescono e si stratificano continuamente altri suoni e altre suggestioni, le otto onde che compongono il disco sono un flusso continuo che addensa e ritrae elementi anche apparentemente conflittuali esattamente come fossimo su un bagnasciuga.
L’anarco-futurista esule e insieme girovago del rock Colussi parla della sua musica come “poetic jazz rock”, ma per noi dentro dischi come Eight Waves In Search Of The Ocean c’è sì, tantissima poesia ma anche tantissimo altro, non solo jazz o rock. Un disco più che isola deserta, da spiaggia al tramonto di fine estate, dove malinconia, rilassatezza e senso di pace si mescolano alla grande.
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