Recensioni

E’ un gradito ritorno, quello dei Flying Saucer Attack e del suo deus ex machina Dave Pearce, un ritorno se vogliamo anche inaspettato visto che sono passati ormai quindici anni dall’ultimo Mirrors, e nel mezzo il silenzio è stato praticamente assoluto. Invece a sorpresa (o sorpresina, in era leak) esce Instrumentals 2015, disco che riparte dalle stesse specifiche con cui si erano traghettati i ’90 inglesi: psichedelia, ambient, folk etereo, chitarra e feedback, in definitiva la stessa visione che emerse venti anni fa insieme a Matt Elliott, Movietone, Crescent e Amp, tutta gente che, se volete una scorciatoia formato 3CD, trovate a suonare in questo box set.
Quello che però innalza Instrumentals 2015 oltre il classico stato di comeback di livello con ovvio effetto nostalgia (per la cronaca, siamo a metà tra l’omonimo Flying Saucer Attack e Further, specie quando c’è più shoegaze, come nella stupenda 03) è da ricercarsi nel tono di insicurezza che Pearce tira fuori dalle corde della sua chitarra con tratti ambient che non sono mai troppo confortevoli e uno spazio/paesaggio che, seppur in maniera uniforme, mira sempre all’indefinito. Ecco allora le quindici tracce interamente strumentali, le forme abbozzate che scivolano via via sempre più eteree di pari passo con la scaletta, magari un semplice effetto di assuefazione, con un solo intermezzo noise, 06, a fungere da fuoco fatuo verso la metà del disco.
Tornano in mente i Coil che anni or sono, con Red Queen, si chiedevano: «is it so unsafe to be insecure in the space where you are?». Oggi Pearce pare porsi lo stesso interrogativo, costruendo una musica inquieta che lascia ampi margini di interpretazione al suo interno. Perché poi è vero, a volte le domande sono più seducenti delle risposte.
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