Recensioni

5.8

Quello che dicevamo a proposito di Flamagra, ecco, lo confermiamo parola per parola, a livello di descrizione generale di cosa si deve aspettare l’ascoltatore da questo EP di Flying Lotus. Sempre più interessato ad altro che alla musica-musica, ossia a tutto ciò che attorno alla musica gira, nell’audiovisivo, nel digitale e nel videoludico. Il che ha molto senso e per varie ragioni, e quelle che ci interessano di più in questa sede sono le stesse per cui dagli anni ’90 si è detto che l’hip hop era il nuovo rock. E poi si dissero cose simili sulle serie TV rispetto al cinema, e uno come Harmony Korine (vedere Aggro Dr1ft e Baby Invasion, quest’ultimo con musiche di Burial) sottoscriverebbe anche per i videogiochi rispetto alle semplici immagini in movimento. Insomma, lo sappiamo, si può fare la guerra con altri mezzi. E forse pure la musica.

Detto ciò. Questi 7 pezzi si confermano sotto l’ombrello di quello che Flying Lotus (Steven Ellison) produce ormai da anni quando produce musica-e-basta: sono skit electro-jazz-funk uptempo di lusso, tra il cartoon e il videogioco, essendosi lui ormai incantato nel solco di quella chiusura del cerchio che lo ha riportato, inaspettatamente bisogna dire (mentre attorno e anzi proprio a partire da lui gemmavano cose come Thundercat e Kamasi Washington), ai bumps di Adult Swim da cui era partito. Il risultato ci sembra leggermente più organico e omogeneo rispetto all’album del 2019, se non altro per la durata lì inopinatamente stiracchiata, così come qui, invece, è oculatamente asciugatissima.

E allora questa prova è forse utile soprattutto per riflettere su una cosa: l’eredità di un diciamo-genere che per un momento, più di 10 anni fa, era sembrato poter segnare strade interessanti e nuove, gironzolando dentro e attorno a etichette, linguistiche e non solo, come wonky (termine, in pratica, odiato da tutti tranne che da chi scrive), hip hop elettronico e strumentale, beats, future bass, massimalismo di ricerca e Warp Records. Insomma, tutta quella roba che per un verso poteva essere Glass Swords di Rustie e per un altro Cosmogramma proprio di Flying Lotus. Non tantissimo, di tutto ciò, fuori dalla maniera e dall’eterno ritorno, sembra essere restato di quei modi e di quei mondi. BIG MAMA, lo ascoltiate o meno, poco sposta per la conoscenza della carriera specifica di Ellison, e pochissimo sposta nella comprensione dell’elettronica di cui abbiamo detto, che fu e che è.

Nella nostra testa sono paralleli – non paragoni – sensati, ma ci sembra che, sempre per restare all’incrocio tra grandi talenti, grandi nomi, grande hype, grande marketing, tutto quel che resta dell’ondata vapor per un verso e hauntologica per un altro, e quindi Oneohtrix Point Never su tutti, ok, sarà certamente più furbo e fichetto, ma anche più interessante. O forse, semplicemente, continua a parlarci ancora.

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