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Terza prova sulla lunga distanza per Flock of Dimes, progetto solista della polistrumentista e producer Jenn Wasner. The Life You Save è il titolo del nuovo album, in uscita via Sub-Pop, e vede l’artista originaria di Baltimora alle prese con una nuova consapevolezza artistica. Lontana dal progetto Wye Oak, la Wesner è riuscita a fare della scrittura un mezzo per scavare nel profondo della propria psiche rendendo sempre più acuto uno sguardo che non è più solo quello dell’osservatrice quanto quello riservato a chi è intenzionato a scrutare da vicino per comprendere e comprendersi.

Se il precedente Head of Roses (2021)  affrontava la fine di una relazione da una prospettiva che accettava ignoto e guarigione come binomi dell’equazione, in The Life You Save i temi delle ‘dipendenze’ e del dolore che ne deriva vengono inquadrati in una prospettiva di serena accettazione: l’album è un viaggio a ritroso in un passato figlio di traumi e fumose ombre qui tradotte nel desiderio di allegerire il peso della loro portata. Quello di Jenn Wasner è un percorso di crescita anzitutto personale che si traduce nella cristallina accettazione dell’impossibilità di poter ‘salvare’ davvero qualcuno nonostante gli sforzi che si è disposti a compiere; a beneficiarne, però, non è solo la scrittura – profonda, ardita, puntuale – ma anche la scelta del ‘suono’ che accompagna le immagini di questo percorso rivelatore: il disco si muove etereo tra suggestive ibridazioni pop e atmosfere in quota Cocteau Twins (River in My Arms), delicati accenti di elettronica in scia al più ispirato Sufjan Stevens e un ondeggiare tra umori che soffiano dalle parti di una quota ‘indie’ orientata alla lezione di colleghe del calibro di Sharon Van Etten e Angel Olsen (Instead of Calling).

The Life You Save è sicuramente la forma più elegante ed equilibrata raggiunta dal progetto Flock of Dimes che sembra aver spremuto in un unico cocktail tutto quello che abbiamo sempre apprezzato nei lavori di artiste quali Julia Holter, Feist e la più teatrale Kate Bush. Suoni insomma che, pur poggiando su un alfabeto noto, godono dell’unicità di un registro stilistico assolutamente personale e sempre più variegato.

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