Recensioni

7.5

La prestigiosa serie di approfondimenti Late Night Tales, sin dai lontani inizi datati 2001 sotto il nome Another Late Night, ha permesso ad ascoltatori e appassionati di scoprire i lati più stravaganti e oscuri dei musicisti coinvolti che, di volta in volta, si sono cimentati nella compilazione delle ormai famose tracklist. Nella sua storia ormai maggiorenne, ben quarantacinque sono le pubblicazioni uscite sotto l’egida della Night Time Stories Ltd, e tutte di assoluto livello, tutte preziose tessere per la ricostruzione del mosaico/background del curatore prescelto.

La selezione messa su da Floating Points, però, va decisamente oltre lo standard raggiunto dai precedenti episodi. Autore nel 2015 del mastodontico Elaenia, Sam Shepard/Floating Points mette in fila diciassette tracce di una raffinatezza fuori dal comune, miscelando con grazia e maestria l’ambient di Sarah Davachi – suoi i sette minuti e passa di apertura, tra echi eterei di Basinski e Aeroporti – e il funk velato di soul dei Defaulters con il Max Roach di Members, Don’t Git Weary (sul disco c’è scritto 1968 ma sembra registrato in questo stesso momento), passando per il folk di Bobby Wright/Abu Talib e quello psichedelico dello stargazer carioca Carlos Walker (il chitarrista-cantante, non l’omonimo astronomo!). Tanto jazz, naturalmente, in questa selezione: oltre al già citato Max Roach, spazio per gli Azimuth con The Tunnel (quelli di sponda ECM, non i brasiliani di Linha do Horizonte) e per il fenomenale William S. Fischer, collaboratore di Yusef Lateef, Rahsaan Roland Kirk e Pharoah Sanders.

Come consuetudine, a parte qualche rarissimo caso (file under: Jamiroquai), le Late Night Tales prevedono la reinterpretazione di una traccia cara al curatore. In questo episodio, Shepard rende tributo con Opening Part 1 al primo album regalatogli dai genitori, Music For Large & Small Ensembles, lavoro firmato da Kenny Wheeler, collaboratore guarda caso degli Azimuth in The Tunnel, i cui autori sono Norma Winstone e John Taylor, genitori di Leo, batterista di Shepard. Cerchio decisamente chiuso.

Ho sempre pensato che far parlare un musicista di sé facendogli compilare una selezione di tracce a lui care, sia il mezzo più rapido e quello più sincero per conoscere qualcosa di lui. Niente interviste, no Skype né birre post concerto, no: una tracklist. Mettere in fila una dietro l’altra le tracce che ti hanno formato, quelle che ti hanno fatto consumare i dischi e spingerti davanti a uno strumento, vale più di diecimila caratteri, più delle pagine centrali dei magazine. Più di tutto. Pare che quelli di Late Night Tales lo abbiano capito bene, e se ora i più grandi musicisti, di qualsiasi estrazione e background sia ben chiaro, vogliono prepararne una beh, direi che l’obiettivo è più che centrato.

 

 

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