Recensioni

7.6

Ottima seconda prova lunga per Oliver Peryman aka FIS, neozelandese ma dal 2015 con base a Berlino. From Patterns To Details allarga gli orizzonti tecno-naturalistici perduti e ritrovati del precedente e già molto apprezzato The Blue Quicksand Is Going Now, proseguendone gli sviluppi verso un’elettronica magmatica e massimalista. I riferimenti all’attività di Peryman come esperto in permacultura (la disciplina che mira all’unione olistica e autosostenibile di natura e intervento umano che parte dall’agricoltura ed arriva al design, all’architettura, all’educazione), sono perfetti per dare spessore allo storytelling legato al lancio dell’album ma in fondo anche utili per inquadrare metaforicamente il lavoro, innervato dal continuo feedback tra field recordings e loro rielaborazioni e rimasticazioni digitali. Il risultato è un ecosistema compatto, dove la dicotomia natura/cultura si scioglie e diventa un’unica, potente ed espressiva dichiarazione d’intenti.

Il densissimo materiale sonoro maneggiato viene restituito sotto forma di drammatici landscapes: i riferimenti obbligati vanno dalla power ambient di Tim Hecker prima fase al lirismo glitch di Fennesz, fino alle sculture di suoni dell’ultimo Roly Porter (non a caso nome presente nel catalogo Subtext, l’etichetta di Bristol che ha pubblicato From Patterns To Details), ma sempre considerando il coté più ancestrale e visionario. Degli esordi in territori di confine tra drum & bass e industrial, FIS ha tenuto la fascinazione per le profondità dello spettro sonoro, dove i calamari giganti che nuotano nelle frequenze più basse si sentono più con il torace che con le orecchie, innestandola con richiami ancestrali e archetipici. Il risultato è un flusso di indiscutibile forza cinematica, che deborda dalle casse o dalle cuffie e si estende entropicamente. More is more.

Col senno di poi la prima traccia riassume ricorsivamente tutto l’album: le due sezioni di Root Collars (il titolo fa riferimento alle zone di passaggio tra il fusto di un albero e le sue radici) sono fatte di nebbia e terra, detriti melodici, cupi bordoni e metalli sfrigolanti. Il respiro marino di SeaPR si fa caverna e proto-ritmo, per un racconto inconscio dai contorni lynchiani che prosegue in Treat Inner Eris, dove i suoni galleggiano, si immergono e riemergono nella lava. Anche Indipendently Together e CMB Inna si legano e proseguono nella stessa chiave le esplorazioni in territori SPK (ovvero Graeme Revell, altro neozelandese). La caduta verticale di Sieve Stack si placa in Heart Wash, settima e ultima traccia ma che prende da sola quasi un quarto del minutaggio totale: land art potente e drammatica. Volume alto, molto alto, please.

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