Recensioni

6.8

Dopo aver costruito praticamente da solo le fondamenta del successo della sorella Billie Eilish, Finneas O’Connell ritorna sulle scene con un debutto sulla lunga distanza animato da ambizioni d’indipendenza e quieta rispettabilità.

Successore dell’EP Blood Harmony, il disco s’intitola Optimist e dallo stile dei testi emerge una prosa descrittiva e disincantata, che conserva la stessa giovanil melanconia che caratterizza il lavoro della sorella ma che ha ben poco a che spartire con sue le sue velleità sperimentali. Quella di O’Connell è una proposta completamente indipendente, più vicina a cantautori di stampo più classico come Damien Rice e Tom Rosenthal, dai toni caldi e riflessivi. In cui non manca neppure – l’inevitabile – bridge fischiato, che fa la sua comparsa in Happy Now?

Ma in album come questi non sono sempre testi e basi sommesse per chitarra o piano a farla da padrone. Optimist, anzi, è un lavoro pienamente pop, persino ballabile. E sarà questa l’ultima impressione dell’album, con la traccia di chiusura How It Ends, e forse non a caso. I testi rimangono comunque la via privilegiata con la quale l’autore vuol farsi conoscere e amare. E c’è dell’incredibile nel fatto che, dall’alto dei suoi Grammy e del suo patrimonio, riesca ancora a rendere credibile ogni timore, ogni incertezza, ogni delusione della sua vita. Con frasi come “maybe humankind was just God’s mistake” – è confuso e cerca una via d’uscita, ma come tutti i giovani sa che certe esperienze, anche quelle più difficili, si vivono meglio tutti insieme.

D’altro canto in Optimist c’è una produzione già matura, lucida, sfavillante nella sua semplicità che, quando necessario, preme sull’acceleratore, ma sempre con criterio. Medieval, ad esempio, è un coinvolgente midtempo che riprende i toni epici degli Imagine Dragons (con un tocco di Bastille, soprattutto nel timbro vocale), senza il lezzo di “musica da pubblicità” che spesso si appiccica alla band di Dan Reynolds.

Si è detto e letto che Finneas non riesca ancora a comunicare con la spigliatezza e il carisma che il pop dei grandi sanno regalare, ma ciò non toglie ad Optimist la sua essenziale competenza, e una capacità di relazionarsi all’esperienza millenial che procurerà al suo autore non pochi favori.

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