Recensioni

La linea di demarcazione tra il fedele discepolo e l'autarchico, nel caso di Filippo Andreani, si fa sempre meno evidente. Ed è un bene, perché sentirsi dire a destra e a manca che la tua musica somiglia a quella di Fabrizio De Andrè – al di là dell'immenso onore che un tal paragone comporta – non deve fare un gran piacere. Un anno fa, in occasione della pubblicazione dell'esordio La storia sbagliata bollammo l'artista comasco come una via di mezzo tra il cantautore di Genova, Massimo Bubola e Ivano Fossati, per un disco che in effetti richiamava e non poco gli illustri predecessori. In parte è ancora così, anche se questo Scritti con Pablo mostra un bel passo in avanti verso una canzone d'autore a suo modo decadente, malinconica, carnale come certe cose del migliore Giancarlo Onorato (Per voce di Aldo, L'assenza) ma anche aperta alle contaminazioni. Come dimostra una La pena di Amare che parte per il Sud America o una Quasi soltanto mia vicina al Gaber più intimista. Produce con buona sensibilità Simone Spreafico dei Mercanti di Liquore.
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