Recensioni

Ci perdonerà la diretta interessata, ma della Lady Violet assurta alle cronache musicali sul finire dei Novanta per una dance commerciale e a quanto pare di buon successo non ci ricordavamo proprio. Altri tempi, altri ambiti musicali e soprattutto un’altra vita, la nostra ma anche quella della Francesca Messina (classe 1972) che allora si nascondeva dietro il suddetto moniker. Dopo quell’esperienza, durata circa cinque anni, arriva il teatro contemporaneo, una breve parentesi con i La materia strana che frutta pure un Ep (proviene da lì il Massimiliano Lo Sardo presente nei crediti di questo disco) e ora l’esordio da solista come Femina Ridens.
Vocalità nervosa, talvolta bambinesca ma anche virtuosa e melodica alla maniera di una Carmen Consoli o di una Cristina Donà (Relazioni ansiose, Ciò che non hai fatto): questo l’elemento che spicca di più in un lavoro che, comunque, non cerca nessuna facile parentela giocando invece al rialzo. La sostanza è una canzone d’autore personalissima capace di gettare ponti verso tradizioni a prima vista distanti, come l’Alan Sorrenti altezza Aria di Vorrei incontrarti (una cover se possibile ancora più emozionante dell’originale, epidermide fondamentalmente folk svestita degli umori psichedelici) o l’Antonella Ruggiero vagheggiata in Appariscente, il trip-hop basale di Tutto il mio silenzio o, in generale, la migliore tradizione popolare del Sud Italia (presente un po’ in tutto il disco, seppur non in maniera esplicita).
Arrangiamenti in gran parte acustici, ridotti all’osso e con un vago sapore etnico – tra gli strumenti ci sono timpano, marranzano, agogò, kalimba, glockenspiel – fanno il resto, costruendo una piccola magia dalla semplicità disarmante e il fascino potente.
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