Recensioni

Lanciata sul mercato nel 1963 dalla Philips, la compact cassette si è dimostrata mezzo rivoluzionario nello stravolgere le modalità di fruizione della musica (in particolare dopo l’introduzione, dal 1979, del Sony Walkman) e nel rendere accessibile la registrazione, consentendo facilmente sia la duplicazione di fonti preesistenti (trasmissioni radio o album, per la preoccupazione delle major – home taping is killing music!), che la diffusione sottocoperta di produzioni indipendenti. Pur tecnologicamente surclassata dall’avvento del CD prima e dell’MP3 poi, la musicassetta vive ancora oggi, nell’epoca dello streaming e dei cloud, in Africa, nelle auto Euro 1 e in ristretti circuiti retromaniaci (oltre che come segno grafico di moda per t-shirt e smartphone cover).
Ed è proprio l’ audiocassetta il soggetto di Chromdioxidgedächtnis (“memoria al biossido di cromo”, ovvero la cassetta tipo II – CrO2), lavoro sperimentale, astratto e personale di Felix Kubin. Come indicato nel pregevole booklet (compreso nel boxset insieme ad un CD e, più che coerentemente, ad una cassetta C-60), indispensabile strumento per decodificare il progetto, l’opera tratta direttamente “delle caratteristiche della registrazione magnetica – le sue vacillazioni meccaniche, le sue saturazioni, distorsioni e interferenze”. Più che ai suoni e ai rumori, l’attenzione è quindi rivolta alle imperfezioni e alle inadeguatezze del processo di tape recording, senza peraltro portare questi ragionamenti alle estreme conseguenze, come era invece successo nel caso degli esperimenti di Alvin Lucier (I Am Sitting In A Room, 1969). Chromdioxidgedächtnis prende le mosse dall’omonima composizione “per strumenti elettronici, registratore a cassette, pianoforte e percussioni” commissionata a Kubin dal Consiglio Tedesco della Musica (presentata ad Amburgo nel maggio 2013, in trio con Ninon Gloger e Steve Heather), a cui vengono affiancati suoni e memorie di suoni, carpiti dalla radio o dalla segreteria telefonica, o recuperati dall’archivio giovanile dell’artista tedesco, field recording o prototracce elettroniche. In questa attività di archeologia privata trova posto anche un’intervista a Wim Langenhoff, dipendente Philips coinvolto nello sviluppo tecnico dell’audiocassetta e membro del collettivo olandese Electric Chamber Music Ensemble, alcuni brani del quale vengono qui utilizzati come collante e colore.
Lasciando temporaneamente da parte l’atteggiamento divertito e l’ironia quasi zappiana che contraddistingue le sue pubblicazioni “dada pop” (delle quali Zemsta Plutona, uscito a fine 2013, rappresenta ottimo esempio), Kubin firma un progetto tanto stimolante a livello di dichiarazione di intenti quanto, tutto sommato, poco interessante e solipsistico all’atto dell’ascolto, ottenendo lo stesso effetto che si ha quando si raccontano ad altri i propri sogni.
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