Recensioni

Catanesi dalla gavetta eterogenea, Massimo Ferrarotto (già in Puertorico e Loma assieme alla nota vee-jay Paola Maugeri) e Tazio Iacobacci (ex dei Keen Toy, autore di musica contemporanea e teatrale, tuttora impegnato con gli slow core Tellaro) uniscono le forze e la versatilità per dare vita al combo Feldmann. Con esiti che non ti aspetteresti da cotanto background, ovvero un folk rock scarno, non del tutto estraneo alle vicissitudini (minimali, atonali, seriali) del post. Ma soprattutto devoto alla cupa intensità di Cesare Basile, vero e proprio padre putativo del duo, cui presta i propri servigi alla chitarra e al mixer. Al di là dei quadretti malaticci e incantati, delle malinconie indolenti con venature Black Heart Procession (Come Closer) o drumming fatalistico Sparklehorse (A Cup Of Tea), è degno di nota l’impasto conflittuale e (quindi) vibrante tra arcaismi blues, inflessioni psych e pennellate elettroniche.
Vedi come l’acre ballad Like Jesus Said rivanghi l’indeterminatezza svisante dei proto-Floyd, o quanto vapore ipnotico possano esalare sia l’armonica così stranatamente flou di The Grass (sorta di Neil Young very acerbo) che l’ululato elettronico tra le chitarre oblique di Queen of Fools. Canzoni che prediligono il buio ma anelano spiragli di luce, folk rock per anime in bilico, meditazione spartana per amarezze complesse, col cuore sul punto d’aprirsi proprio quando sembra non esserci antidoto alla mestizia. In questo senso, la sola Black Eyes dice tutto, con quell’incedere scheletrico rischiarato dall’apparizione di un’armonica angelicata. Watering trees è un buon disco da mettere sullo scaffale accanto al recente e altrettanto buono Songs For Ulan, non fosse perché sono entrambi figliocci di Basile. Sperando che questa improvvisa e meritata prolificità del bravo Cesare non svilisca nel cliché.
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