Recensioni

7.5

Cosa dire di questo volume? Partirei dall’ultimo capitolo, il decimo, quello che riassume un po’ tutto il “viaggio” in Australia e Nuova Zelanda selezionando cinquanta album di caro vecchio aussie e kiwi rock anni Ottanta. È, in un certo senso, l’unico momento retromaniaco – nel senso di passato che torna in circolo e “infesta” il presente, fermo restando l’oggi come punto di vista e di fuga – di Be My Guru, un libro che per il resto punta sulla cronaca in tempo reale, sul senso di un disco (di una band) rispetto alla sua attualità. Il riutilizzo di materiale d’archivio – recensioni, interviste, approfondimenti – è un metodo che Federico Guglielmi ha utilizzato già in passato con esiti eccellenti, vedi ad esempio nel recente No Control. Del resto, un curriculum come il suo rappresenta un vero e proprio setaccio temporale: dal finire dei 70s infatti Guglielmi ha prestato la sua curiosità, la tenacia e il fiuto a testate quali Il Mucchio Selvaggio, Velvet, Rumore, Rockerilla e AudioReview, per le quali ha vergato tonnellate di battute, senza limitarsi a seguire la pista dell’hype ma annusando l’estro della musica più bollente anche se ignota e oscura. Fu tra i pochi a dare credito fin da subito a quello che arrivava da “downunder” in ambito punk-rock, senza preconcetti anzi collocando fin da subito quei dischi e quelle band tra le realtà più eccitanti del periodo.

Al principio, ovviamente, furono i Radio Birdman, quintetto di Sidney col culto di Detroit e iniziatori della scena punk australiana nel 1976, scioltisi nel 1981 dopo un EP e due album che segnarono uno spartiacque dalle proporzioni bibliche. Giusto in tempo per consentire al frontman Rob Younger di diventare il produttore-ovunque della Citadel, etichetta che mise il marchio su uno slavina di album a firma Died Pretty, The Trilobites, Hard-Ons, New Christs, The Stems e via discorrendo. L’altra band-feticcio per i punkrockers del “continente nuovissimo” furono ovviamente i Saints da Brisbane, attivi come i Birdman dalla metà dei Settanta, guidati dal recentemente scomparso Chris Bailey e punto di riferimento fin dal bellissimo album d’esordio (I’m) Stranded (1977) per chiunque intendesse bazzicare i territori più cupi e spigolosi del rock in bilico tra punk e ballata. 

Una volta sturato questo vaso di Pandora, è impossibile porre un freno allo sciamare di band e situazioni, che capitolo dopo capitolo coprono i tagli più diversi, da quello energico senza se e senza ma (Hitmen, Celibate Rifles, Exploding White Mices…) al più melodico (gli indimenticabili Triffids e i chiaroscurali The Church), da quello marezzato di tinte psych (Decline Of The Reptiles, The Moffs…) a quello dedito al culto dell’oscurità (The Scientists, e ovviamente i famigerati Birthday Party), passando per lo spettacolo d’arte varia di chi proprio non ci stava a farsi ingabbiare dalle categorie (è il caso soprattutto dei magnifici The Go-Betweens e degli altrettanto formidabili The Chills). E via discorrendo, come si dice in questi casi.

Menzione speciale – del resto il titolo del volume vorrà pure dire qualcosa – la meritano gli Hoodoo Gurus, quartetto fondato a Sidney nel 1981 e giunto all’album d’esordio “solo” nel 1984, ma capace di incarnare per freschezza e dinamismo tutto il potenziale espresso e inespresso dell’aussie rock, perciò vicinissimi a scardinare il forziere del successo internazionale (non ci riuscirono, ahiloro, ahinoi). 

Tuttavia, piuttosto che rammaricarsi di ciò che non è stato, tanto vale rallegrarsi per ciò che oggi è possibile quanto meno riscoprire: questo mi pare il messaggio di fondo di Be My Guru, con le centinaia di titoli che estrae dal fondo melmoso dell’amnesia storica così da offrirci la ghiotta occasione di fottere almeno per un po’ l’algoritmo. 

Tornando al capitolo dieci, a un certo punto Guglielmi si augura che prima o poi possa vedere la luce un’antologia sul modello del celebre Nuggets – “in quattro (otto? sedici?) CD” –  che renda finalmente giustizia agli anni ‘80 australiani e neozelandesi: non potrei essere più d’accordo. Nell’attesa che qualcuno si butti in questa benemerita impresa, Be My Guru ne rappresenta la sua ideale versione cartacea. Da qualche parte bisogna pure iniziare. 

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