Recensioni

Non sono propriamente un fan dell’hardcore punk californiano. Eppure, leggere questo volume di Federico Guglielmi (ma qunti libri ha scritto quest’uomo?) è stato divertente e nutritivo. Un po’ perché è impossibile non riconoscere la centralità (sia pure lontana dai riflettori) dell’hardcore per gli anni Ottanta e il suo impatto su tanto rock successivo (in primis chiaramente il grunge). Un po’ perché è questo uno di quei casi in cui è buona cosa guardare la foresta per distinguere gli alberi, dal momento che all’interno del calderone non sono certo mancate ottime band e ottimi dischi, non di rado ascrivibili alla categoria dei titoli cruciali.
Particolarmente azzeccata è a mio avviso l’impostazione del volume, che sulla carta – non lo nego – mi aveva fatto dubitare: trattasi infatti di una antologia di recensioni, interviste e articoli scritti nel corso degli anni da Guglielmi per varie testate, dal Mucchio Selvaggio al mitologico Velvet passando da Rumore, Blow Up e AudioReview. Temevo insomma che potesse trattarsi di un patchwork abbastanza scollegato e dispersivo, invece ne esce una carrellata vertiginosa sul fenomeno, colto in flagranza di reato ovvero in tempo reale rispetto al suo accadere, dalla nascita (alle nostre latitudini Guglielmi è stato tra i primi se non il primo ad intercettarlo, a partire dal formidabile esordio dei Germs del 1980) fino agli sviluppi più recenti e ahinoi tutt’altro che fondamentali. Una visione che si sgrana tra eccitazione e contestualizzazione, sorpresa e delusione, restituendo il sapore dell’impatto di quella particolare declinazione del punk (intrinsecamente melodico, anche se feroce e spesso violento) su un presente che perlopiù ne ignorava la portata e spesso persino l’esistenza.
Il punto di vista personale di Guglielmi c’è ed è forte, traspare inevitabilmente pagina dopo pagina, recensione dopo recensione, intervista dopo intervista, proprio perché il taglio giornalistico non viene addomesticato a favore della prospettiva più ampia e “a posteriori” del saggio, anzi prevede un continuo sbilanciarsi sul valore e sul senso del singolo album al momento della pubblicazione e conseguentemente della band in quello stesso momento storico. Non mancano quindi le predilezioni dell’autore, in particolare per Descendents, Social Distorsion e Bad Religion (a questi ultimi è dedicata un’intera sezione), predilezioni del resto tutte abbondantemente motivate, quando non talora una certa “simpatia” per nomi tutt’altro che seminali come Pennywise e NOFX, mentre gli eroi milionari delle ondate più recenti (file under: McDonald’s Punk) come Rancid, Offspring e Green Day vengono trattati senza accondiscendenza ma anche mantenendo il rispetto per un background comunque considerevole.
Nel complesso si tratta di un affresco lungo quasi quattrocento pagine che non ha la pretesa di essere enciclopedico ma un po’ ci si avvicina, nel quale accanto ai nomi celebri (quali Dead Kennedys o Black Flag) e abbastanza noti (Circle Jerks e Adolescents) capita di imbattersi in gemme oscure (almeno per il sottoscritto) tipo Dickies o Rhino 39. Soprattutto in questi ultimi casi, è altamente raccomandabile tenere a portata di mano l’app di streaming preferita. Altro aspetto da tenere in considerazione: se Guglielmi è un appassionato del genere, e indubbiamente lo è, non difetta però di obiettività, dichiarando spesso e volentieri al lettore il suo disappunto per la ripetitività e serialità di proposte finite nel vortice dello sfruttamento commerciale, critica tanto più valida perché mossa in tempo reale.
In definitiva, libro consigliabile a tutti e imperdibile per gli appassionati.
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