Recensioni

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Personalmente, non ho mai nutrito per i remake di nessun genere. Preferisco gli originali o almeno, accetto le riproposizioni se fatte con arte e intelligenza, con gusto, rispetto e con (addirittura) magari qualche idea innovativa. Ma le autocelebrazioni no. Soprattutto quando si tratta di celebrare un culto totale, distruggendolo. Sarebbe interessante chiedere ai The Fear, motivazioni economiche a parte, perché incidere nuovamente un disco, trent’anni dopo, dopo aver perso giocoforza tutto lo smalto e la rabbia del revolt punk dei primissimi anni ’80. E torniamo, non si scappa, al ragionamento di sempre: Debord, McLuhan, la storia si ripete. Prendete una musica, estrapolatela dal suo habitat originario e allora, solo allora, capirete quanto la storia, l’ambiente, la società nella quale è stata composta siano importanti tanto quanto l’idea creativa. Soprattutto se parliamo di punk.

I Fear, per gli amanti del rock, sono un’istituzione. Per tutti gli altri sono quelli che hanno copiato i Guns’n’Roses rifacendo I Don’t Care (da The Spaghetti Incident!?) senza sapere, loro malgrado, che furono i G’n’R a coverizzare il manifesto del gruppo che faceva paura: Fear appunto. The Fear Album, edito nel 1982, fu una sorta di elegia del caos rivoluzionario, da mettere in fila con i Germs di G.I., i Discharge di Hear Nothing, See Nothing, Say Nothing, i Poison Idea di The Fear E.P., i Gbh e bande armate non troppo dissimili; un disco violento, fastidioso, pericoloso, scomodo, una sorta di blitz sonoro effettuato a colpi di We Destroy The Family, Let’s Have a War, Gimme Some Action. Più che canzoni, manifesti sociali.

Ed oggi? Ecco, provate ad immaginare una canzone ingrassata, imbolsita, pigra, senza più rabbia ma con la voglia di rappresentare la rabbia. Come una proiezione di un tempo che è stato. Ecco, il risultato, senza cattiveria, non può che essere pericolosamente tragico. Perché se al punk togli il suo contesto di rabbia giovanile, o ti chiami Jello Biafra, oppure rischi di fare magre figure: e se sei un simbolo del punk, allora l’affare si complica. Certo, i The Fear anche oggi si fanno ascoltare ma qualcuno dovrà anche spiegarci il senso di un’operazione del genere.

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