Recensioni

6.2

Archiviati il lavoro più noto Family Album e le sperimentazioni della colonna sonora The Transit Rider, il ritorno del collettivo mutante Faun Fables, cui fa capo essenzialmente il fortunato incontro tra Dawn McCarthy e Nils Frykdahl, si presenta come una folle commistione di derive neo-folk. Che, se da un lato non trascurano le necessarie e ineludibili radici USA, dall'altro non sanno slegarsi da un profondo sound dai tratti scandinavi e dell'Europa orientale. Molteplici fascinazioni tra paganesimo e misticismo rendono così Light Of A Vaster Dark un prodotto sfaccettato e di non facile fruizione ai non cultori del genere, i quali, ben introdotti nelle sonorità e nei riferimenti del caso, sapranno invece concepirne ombre e più o meno riusciti tentativi di distacco.

I Faun Fables sanno infatti quello che fanno: trattano in modo articolato, disinvolto e ricco di sfumature l'approccio a una strumentazione ottimamente assortita (dall'armonica agli archi…) e a strutture folk capaci di sperimentare senza trascurare le tradizioni, pregio che in parte deriva dalle numerose collaborazioni maturate nel tempo, su tutte quella con l'ultima Will Oldham. Accanto a inattesi momenti d'avanguardia come Parade e la sinfonica Housekeeper, i suoni affondano le proprie radici in una ben celata classicità folk, abile tavolta nel  contaminarsi con ritmiche che guardano al nuovo (Violet; la visionaria, archetipica Sweeping Spell.

Non sfuggiranno la perizia e la cura nella produzione del disco, dal quale emergono un'ottima capacità di concepire e strutturare le composizioni senza trascurare i particolari e la stratificazione sonora che rappresentano la cifra espressiva della band. Un buon lavoro per cultori, in definitiva, che non strizza l'occhio a enfasi modaiole.

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