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7.3

Drew Lustman aveva esordito con l’impeccabile Love Is A Liability, poi le cose per lui sono andate anche meglio: è arrivato un eppì come The Bravery che apriva a broken beat e jazz; poi una serie di pubblicazioni per Ramp e Rush Hour che evidenziavano ancor di più gli scafati ritmi+groove uk garage di cui era capace (Party), gli eleganti downtempo (Meta-Cognist), oppure ancora gli agganci ai classici come Mr Fingers, Coco Steel And Lovebomb ecc. (la bomba All In The Place).

In questi ultimi due anni, tra dj set e podcast, Drew si è mosso talmente bene che arrivato a You Stand Uncertain doveva soltanto metter giù tutto quello che aveva maturato e restituircelo, intatto, nella massima espressione. Il moniker Falty Dl non è mai stato sinonimo di dubstep producer e neppure un copia incolla di mode (Future Garage o Uk Funk), piuttosto, l’alias di un musicista elettronico follemente innamorato del suono UK, di un ragazzo che non ha mai distinto tra i cataloghi IDM, d’n’b e garage.

Nessuna sorpresa se nell’album troviamo vent’anni di step, citazioni early house e rave con un taglio che parallelamente all’ultimo Kode9 (anticipato dal suo Endeavour per Planet Mu) lo vede calibrare smalti black (Gospel Of Opal), sponde soulfull e tocchi etno via Boxcutter (e quindi, indietro, Horsepower Production). L’ondata glo, tagliata da un altro spirito affine come Bibio, lo trova dunque sul lato balearico della faccenda: nella splendida Lucky Luciano la citazione a Pacific State degli 808 State e a A Guy Called Gerald è evidente quanto, in generale, l’album è da una parte giocato sulla chill (l’opener Gospel Of Opal) e dall’altra su un abile incastro di house, breakbeat, funk e idm.

La vera novità comunque è un suono più organico, alla ricerca di una floreale naturalezza, un jammare tra afose percussioni e strumenti “veri” (il basso jazzato di Open Space), un setting sempre contornato da sapienti profumi rave e un paio di feat. soulfull al canto come Anneka e Lily McKenzie (Brazil, Waited Patiently). Ma anche fuori programma che esplorano una curiosa folktronica nordica (It’s All Good).

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