Recensioni
Fresco anticipo di primavera la sera del 9 marzo per la nostra prima volta (tra le altre cose, ci siamo persi Sepalcure e BNJMN) all'Astoria, zona San Salvario, dietro Porta Nuova. Sopra c'è il bar coi divanetti, sotto il basement, che è un buco tutto dipinto di nero, ma la musica si sente bene, il volume è sostenuto senza spaccare i timpani e c'è l'atmosfera giusta.
Quando arriviamo, verso mezzanotte, c'è Vaghe Stelle, solo project del torinese classe '84 Daniele Mana, curriculum di lusso (Redbull Music Academy, Xplosiva, spalla per Garnier, Holden, Skream) ma ancora nessun LP all'attivo, che conoscevamo da tempo di nome ma che abbiamo scoperto con cognizione di causa solo con uno splendido remix su uno split targato Queenspectra. Il set di Daniele è un convincente serpentone kraut/electro psichedelico con accenti caraibici. Pollice in su anche per una cosa che sembra tanto un serrato e tribale trattor-remix della Macarena.
All'una e mezza attacca Drew Lustman aka Falty DL, che mentre aspettiamo di entrare nel basement parla con la crew di Astoria e mostra divertito il timbro "SRSLY" stampato a caratteri cubitali sul passaporto. Gli faranno storie? Falty suona almeno fino alle 3, con un mood perennemente giocoso (vicino al miglior Vibert, lo si capiva già su disco) spezzato ogni tanto da sognanti sipari ambient house. La parole chiave è ovviamente anniNovanta, con una miscela travolgente di garage newyorchese e hip house dal feel latin (sottopelle ma evidente), con break-collage di voci footwork (non per niente pubblica su Planet Mu) in perenne sfondo. Non mancano puntate contemporanee e/o dubstep come Nova di Burial e Four Tet, Masks di Martyn e Sun di Caribou, e ovviamente l'uomo ci mette dentro anche specimen personali come il singolone Make It Difficult.
Noi però ci siamo esaltati particolarmente – faziosamente – per un minuto o poco più a metà set con un intensissimo sentitissimo remix del capolavoro mosdeffiano Umi Says. Bella Falty.
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