Recensioni

Quello che si sente decisamente troppo in questo disco è l’immaginario. Ciò che va oltre la ricerca e “subisce” quegli accenti sinistri e dispari, irregolari e forse meno facili per l’acquisizione dell’orecchio occidentale. Tutti i tratti che prima potevano far pensare al math evoluto ora fanno pensare al metal: di una forma intelligente, ma inevitabilmente e comunque testosteronico, cioè basato sulla prevalenza emotiva e ormonale delle chitarre poderose e dei momenti massivi.
Nella personalità di Charlie Looker riecheggia la postura intellettuale di Greg Lake dei King Crimson (e del ghostwriter Pete Sinfield); la sua vocalità è unica e ruba lo spazio per altre forme innovative che invece trovavano maggiore agio in Made Flesh. Quando si vuole osare con gli strumenti si ricorre a “orchestrazioni”, come in Little One, la versione “ballata” della forma canzone di Extra Life che però si trascina in elucubrazioni vocali. Ogni brano – punto centrale – contiene un mondo a sé e fa pensare al manifesto di uno stile. First Song, per quanto elaboratissima, è di fatto solare e prefigura la potenziale esistenza di una versione accessibile della canzone “à la” Extra Life. C’è il punteruolo del basso distorto che è molto funzionale a lasciar passare, all’interno del tracciato melodico, i continui passaggi di tonalità – qualcosa che sta a metà tra contrappunto e sezione ritmica, che permette di tenere in equilibrio la punteggiatura e mettere in secondo piano i trapezismi modali di Charlie Looker.
D’altra parte Blinded Beast, con quel tono da processione che prelude alla messa nera e una chitarra finale che è un tentativo di dimostrare una disperazione non ancora trasformatasi in rassegnazione, è una via che resta sempre ad alto impatto. L’opera al nero prevale anche nella lunga Ten Year Teardrop, più simile a una pièce teatrale che a una suite progressive.
Non sappiamo se Extra Life stia cercando di trovare un percorso della propria estetica che passi per la messa a punto di una formula, ma ci sembra che questa possa essere una strada convincente: uscire dal metal e provare a giocarsi la teatralità allo scoperto, senza entrare nei vicoli e nei vincoli muscolari che poi diventano barriere, fondi chiusi auto-imposti.
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