Recensioni

Alla faccia di chi pensa che la musica sperimentale
(d’avanguardia, anticonformista o come diavolo la si voglia chiamare) sia per
forza una roba noiosa e di chi crede che i musicisti “impegnati” debbano
(chissà per quale motivo, poi) essere barbosi bacchettoni che suonano per un
pubblico elitario e serissimo. L’altra sera, nella saletta del Museo della
Musica di Bologna, Eugene Chadbourne ha dato prova del contrario, dimostrando
che la comicità può andare perfettamente a braccetto con la ricerca musicale,
senza che quest’ultima perda di credibilità. E lo ha fatto a modo suo, con
quell’ inconfondibile stile da americano giramondo, capace di adattarsi a
qualsiasi platea e, soprattutto, a generi musicali distanti anni luce tra loro.

Solo con un banjo e una chitarra, il musicista
statunitense, noto per le sue svariate collaborazioni (da John Zorn a Fred
Frith, da Jello Biafra a Derek Bailey, fino ai romani Zu), è riuscito ad
ipnotizzare i presenti per un’ora e mezzo con uno show esilarante e capace di
abbracciare, in poco più di un giro d’orologio, mondi musicali agli antipodi.

Senza tanti convenevoli, Chadbourne ha esordito con
una serie di brani country, che spesso e volentieri si dilatavano, sfociando in
improvvisazioni free, con il banjo trasformato in un ibrido tra uno strumento a
corde e una percussione.Dopo una
mezz’oretta eccolo imbracciare la chitarra elettrica, distorta e compressa
all’inverosimile, e lanciarsi in una serie di cover. Are You Experienced? Di Hendrix sarebbe praticamente
irriconoscibile sotto le sferzate noise della sei corde, se non fosse per
l’ormai classico stop and go con la declamazione della frase che da il titolo
al brano. Dal rumorismo estremo al suono chiaro e limpido ci passa un colpo al
pedale degli effetti. Ed ecco il Nostro esibirsi in un duetto (degno di un
imitatore di professione) tra Bob Dylan e Louis Armstrong sulle note dello
standard Stardust. Ma non c’è sosta e
il pubblico non ha ancora smesso di ridere che arriva la sua personale
rilettura del classico del classici del rock’n’roll, Roll Over Beethoven,
trasformato per l’occasione in un geniale “Roll
over Berlusconi
”!

La comicità musicale di Chadbourne possiede
l’efficacia che solo i grandi attori riescono a suscitare, tanto è raffinata e
mai grossolana. E, soprattutto, imprevedibile. Quanto meno te lo aspetti, il
vecchio Eugene ti mostra il pezzo da novanta, tirando fuori uno strumento di
sua invenzione: il rastrello “elettrificato” (!). Chadbourne gironzola per un
quarto d’ora esplorando tutte le sfumature del rumore con il suo nuovo arnese,
ora graffiando il pavimento,ora sfruttando il suono del contatto elettrico con
le luci.

Non importa che sia un concerto gratuito e che ai
presenti potrebbe già bastare. Lui è in vena, il pubblico anche e quindi,
imbracciato di nuovo il banjo, ricomincia con le sue deliranti melodie pseudo
country.

In questi casi ci si può solo lamentare del fatto che
tutte le cose, prima o poi, finiscono. Eccezionale.

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