Recensioni

6.7

Zen Circus, Pan del Diavolo, ma anche un assurdo del quotidiano vivere che ha molto a che spartire con gli Skiantos (o magari col Celentano più surreale), almeno quanto le rime baciate e la voce sgraziata e ruspante di Dario Canal, quest’ultima in certi tratti non troppo dissimile da quella del compianto Freak Antoni. Poi c’è quel “Lakota” nella ragione sociale che fa tanto USA, e infatti gli USA ci sono sul serio: il garage più lercio, ma anche il blues e il folk, assieme a un sincopato animalesco delle chitarre che parla di certi Sons & Daughters d’annata.

Da un pentolone acido e indigesto come questo non poteva che nascere una musica stridente e ironica, almeno quanto può esserlo un rock casereccio, poco interessato alla perfezione formale, ma non certo improvvisato; anzi, ben consapevole di rappresentare un’anomalia vitale in una scena provinciale («c’è chi si dà le arie / per le vie del centro / il giudizio universale / di una ragazza fuori tempo / che sta sotto al palco / pronta a tifare / l’amico di famiglia / o il bullo di quartiere», cantavano i Nostri ai tempi del primo disco I nuovi Mostri) e spesso portata a prendersi fin troppo sul serio.

Il qui presente Non ci resta che ridere alza la posta in gioco rispetto al primo album, ma resta comunque in un limbo spiazzante tra serio e faceto, un piede nella musica suonata come Dio comanda, un piede nella presa per i fondelli tout court (godetevi il tiro garagista dell’ottima Cornflakes con relativo video, il gospel folle di Mezzogiorno di grano o la conclusiva San Pietro) e uno – anzi due – in un caos anarchico, meravigliosamente “capellone” e (apparentemente) da “buona la prima”. Caos che è l’elemento che contraddistingue il DNA del gruppo ma forse anche ciò che impedisce di innamorarsi fino in fondo degli Etruschi From Lakota, nel senso che a volte si ha l’impressione che non tutto sia a fuoco come dovrebbe, nonostante ottime intuizioni.

Detto questo, c’è vita nelle undici tracce del disco, e i ragazzi si muovono bene tra chitarre, armonica a bocca, basso batteria, banjo e tutto il resto dell’armamentario. Abbastanza da firmare una produzione godibile e con un portato di promesse da mantenere che non tutti, di questi tempi, possono permettersi. Attendiamo fiduciosi ulteriori sviluppi.

Amazon
SentireAscoltare

Le più lette