Recensioni

Una vera e propria parata di all-star, Abitacolo Ostile. Con un incipit del genere però, si corre il rischio di spostare l’attenzione, guadagnatissima nel corso degli anni e degli album, da (etre), sigla dietro cui si cela Salvatore Borrelli, uno dei musicisti più sensibili e meno valutati del panorama non solo nazionale.
Dieci composizioni in ensemble (con una pletora di ospiti nazionali e internazionali) registrate qualche anno addietro e confezionate solo ora, in cui (etre) omaggia altrettanti capisaldi della cultura più trasversale e ricercata. Ognuna delle quali rende appieno lo spirito dell’omaggiato, rielaborando sensazioni e suggestioni provenienti dall’arte, filmica, pittorica, letteraria o musicale, di ognuno di essi.
La disgregazione del non-suono che rimanda alla filosofia dell’”eternità di tutti gli essenti” di Severino (L’Avenir Se Prend-il Dans L’Origin con Zero Centigrade, The North Sea e Sascha Neudeck); la fratturata ritmica del jazz rimanda all’infrazione ayleriana (Goodbye Dragon Hymn insieme a Zavoloka, Valerio Cosi, Xabier Iriondo, Elio Martusciello e Donato Epiro); l’accumulo bambinesco e parodico di voci infantili su tappeti cinematici che tira in ballo lo humour nero di Todd Solondz (Unquiet Night In The Intermediary Distance col supporto di Lucky Dragons, My Jazzy Child e Nobuko Hori); la stasi estatica fatta di fruscii e piccole rifrazioni in omaggio all’arte filmica di Kiyoshi Kurosawa (Petrified By The Sun In Convalescence And The Long Departed Lover, insieme a Midori Hirano e Moskitoo) non solo che esempi di un procedere che è prima “ideologico” che strettamente musicale e che trova nella controparte sonora – collagistica, astratta, deviata e mutante – una sua definizione totalizzante.
Ascoltatelo con la richiesta e dovuta attenzione e lasciatevi trascinare dalle volute architettate da Borrelli. Dopo di che sbrigatevi ad accaparrarvi una delle purtroppo sole 150 copie.
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