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7.2

Nonostante il processo e l’approcio al suono di Ethan Rose sia ormai risaputo, non temono la convivenza forzata o la catalogazione le realtà sonore di Oarks, tra elettronica ambient ed organiche derive acustiche.

La redenzione sta nella semplicità e nella linearità narrativa, quasi necessaria per le stesure dello statunitense; semplicità che interagisce con una forma di astrattisma nostalgico simile a quello del Fennezs di Venice, senza mai diventare schiava della decostruzione sonora. Ritmo e ciclicità predispongono le coordinate al dialogo degli elementi, abbandonati ai primi piani e alle riconducibili fonti del Sawako di Madorami o Bitter Sweet – o più in generale di artisti digitali giapponese tra estetica neoromantica e delicato approccio al dettaglio.

Che le fonti sonore provengano da un antico organo o dalle chiaroscure stratificazioni drones – successivamente sottoposte al trattamento o all’increspatura non importa – è con una dialettica minimalista affine ai migliori esponenti della 12k che sembrano dialogare.

Un minimalismo che, spogliatosi del gesto e dell’ossesione si affida, alle amichevoli forme, sinfoniche ed eteree nell’intro di On Wheels Rotating,  fluide e cristalline in Rising Waters.

Ed ecco che le intenzioni si fanno chiare ed animate da una familiare presenza, circondandoti tra colori pastello, campanelli, carillons (Bottom) o le scatole magiche di The Floor Released e conducendoti infine a un dolce, atonale risveglio (Fortunate).

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