Recensioni

6.6

Fa un po' specie trovarsi un azzimato cantautore come Pino Daniele e una colonna della musica maliana come Toumani Diabatè nello stesso disco, ma questo può Enzo Avitabile. Uno che è la storia del folk italiano, chiamatela world se vi piace, ma votata ad un suono sempre attento all'Africa e alla negritudine. Uno che da qualche anno, anche grazie alla collaborazione coi Bottari di Portico (ensemble contadino che usa botti, tini e falci per riprodurre ritmiche ataviche e processionali), ha ritrovato una via rigorosa eppure aperta all'arte dell'incontro dopo qualche traballamento pop in odor di meticciato tanto al chilo. E proprio d'incontri (undici su tredici tracce) è fatto questo Black Tarantella, titolo che è manifesto programmatico di una musica che non ha paura di stringere legami, anche i più disparati.

Daniele è questione d'appartenenza (e tutto sommato E' ancora tiempo, col suo intreccio di corde e delicatezze vocali, non è male), così come Raiz o i defunti Co' Sang. Identico il discorso per i duetti con il mauritano Daby Tourè (su una Mane mane scritta a suo tempo per l'Unicef insieme a Mory Kante), con l'algerino Idir e Diabatè (ma in vero delude Soul Express anche con la featuring di Mauro Pagani). Più atipici e purtroppo in odor di Live Aid le collaborazioni con Bob Geldof e David Crosby, i quali non reggono più neanche in comparsate come questa.

Alla fine piace molto l'incrocio fra dialetto napoletano e (auspichiamo) pavanese di Gerardo nuvola 'e povere con Francesco Guccini, mentre in No è no Battiato fa Battiato come quasi sempre fa negli ultimi tempi prezzemolando praticamente ovunque. Il disco nel complesso è una (giusta) celebrazione per Avitabile, anche se gli ultimi lavori avevano più nerbo. Rimaniamo in attesa di vederlo di nuovo dal vivo a far vibrare botti, tammorre e l'immancabile sax.

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