Recensioni

7.2

Ascoltare Emptyset è un’esperienza materica. Non si tratta di ascolto di composizioni, ma di esempi di metodo. Paul Purgas e James Ginzburg fanno un lavoro analitico, ma non servono strumenti per accedervi: basta lasciarsi andare alla consistenza violenta delle loro creazioni.

Ci sarebbe poi tutta la parte visiva e performativa del duo, solo parzialmente coperta dai video (vedi Fragment da Recur, oppure Collapse, con il contributo video di Clayton Welham, oppure ancora, dentro la sequenza di Demiurge, il video di Function). Questi video, se non altro, manifestano un approccio di trasparenza, dove si vede un corrispettivo uno a uno del suono che si sente (idea non nuova, ma in questo caso ancora valida). Servono inoltre ai diretti interessati per dire che “il video [di Fragment] rispecchia l’approccio della produzione di Recur”: parafrasando, in esso si traduce, in un formato lineare e piano, una grande complessità di dettagli analogici. “Il video di Fragment deriva da questa linea di ricerca, dato che integra più processi fisici usando superfici riflettenti come mezzo che trasforma la forma dell’immagine trasmessa”. Un’operazione lineare che segue una decisione di principio.

Una peculiarità di Emptyset è che nessuna operazione di principio (ogni approccio è un principio) condotta dal duo porta a un risultato intellettuale. Dietro alla somiglianza tra le produzioni non c’è noia, ma una ricerca raffinata e fisica al contempo. Sia che lavorino con ambienti (come nelle pubblicazioni precedenti), sia che abbiano processato tutto in studio (come in Recur), gli Emptyset non perdono lo smalto della materia e non nascondono nulla. È pasta analogica viva.

Nell’ottimo Demiurge c’era già nel titolo l’idea di manifestare la scelta di creare un suono che rimanesse allo stato di materia viva, senza alcun filtro. In Recur (primo album licenziato da Raster Noton dopo il biglietto da visita dell’EP Collapsed) cambia poco. C’è forse maggiore concessione alla dinamica orizzontale, cioè a quell’alternanza di scelte ritmiche e armoniche che di solito genera una composizione. C’è trasparenza di studio, e appunto c’è la “scala” (leggi: la dimensione) dello studio, che produce un risultato diverso rispetto a un ambiente aperto o più grande.

Emptyset in Recur è come un animale in cattività che da tempo si è innervosito, e ora è consapevole del proprio stato. I due producono quella pasta abrasiva che ormai è un marchio di fabbrica e di qualità. Ci delizia vederli ringhiare, minacciare un attacco, essere risoluti ma mai dozzinali. Una volta, un caro amico – a sua volta eccellente autore di suoni – mi disse: “se non ti piace Demiurge sei sordo”. Il suono potente di Emptyset, anche in Recur, per quanto addomesticato in ferocia, non può che arrivare dritto al nostro cervello e sciogliere nodi neurali.

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