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Una donna promettente, dal titolo originale Promising Young Woman, è in uscita in Italia il 24 giugno. Esce in un Paese, insomma, che un giorno sì e uno no può tranquillamente svegliarsi, come se fosse normale, con schiere di uomini, più o meno noti e dalle cariche più o meno pubbliche, pronti a prestare solidarietà o perlomeno comprensione, in quanto padri, ad altri padri, affranti dalle indagini per stupro a carico dei propri figli, in un’agghiacciante spirale auto-riferita. Sorvolando sulle infime cronache locali, il film scritto e diretto da Emerald Fennell, al suo debutto alla regia, e interpretato da Carey Mulligan (Drive, Il grande Gatsby), che ne è anche produttrice esecutiva, affronta in maniera intelligente un argomento, quello della rape culture, sempre più attuale nel regresso generale che stiamo vivendo, di comprensione degli eventi e loro comunicazione.

La trama: Cassie, brillante studentessa di Medicina, vive lavorando come barista con l’unico reale scopo di vendicare simbolicamente la migliore amica dei tempi dell’università, Nina, morta di complicazioni legate alla depressione dopo essere stata stuprata da un compagno di corso davanti a varie persone. Nina era ubriaca e nessuno aveva creduto alla sua versione. Cassie, meticolosamente, una volta a settimana, si finge sbronza e terrorizza l’uomo di turno che ne approfitta per portarsela a casa rivelando improvvisamente la sua lucidità, sperando di dissuaderlo così dal ripetere il tentativo di abbordo molesto con altre donne. Finché una delusione d’amore vissuta sulla propria pelle la rimetterà in parallelo sulle tracce dell’abusatore di Nina, nel mentre intento a proseguire felicemente la sua vita perfetta.

Una donna promettente è un buon film ma quello che lo rende veramente imperdibile è proprio la sua sceneggiatura originale, che si è guadagnata un Oscar fra le cinque candidature complessive ricevute, incluse miglior film, miglior regista e miglior attrice protagonista. L’attenzione è da concentrarsi sulla scrittura, ad alti livelli di qualità e ritmo: non si parla del passato traumatico delle vittime, neanche delle vicende relative al presente, o quantomeno non solo, perché si parla soprattutto del futuro delle vittime e di riflesso di quello delle persone che le amano o hanno amate, per meglio dire della rimozione forzata di questo futuro. Quel futuro che viene tradizionalmente garantito per presunzione di innocenza, certo, ma molto spesso anche laddove l’innocenza è andata ampiamente a farsi benedire, per non rovinare le prospettive esistenziali di quei bravi ragazzi. Quello stesso futuro che non viene preso in considerazione, però, quando parliamo di giovani donne promettenti strappate a sogni concreti e legittime ambizioni. Evitando spoiler, la mazzata finale che viene inferta allo spettatore, con humour nero a stemperare la cruda realtà dei fatti, è che il futuro è per giunta rimosso in qualche modo sia a chi subisce sia a chi cerca una qualche forma di giustizia. Una giustizia altrimenti impossibile? Le chiavi di lettura sono molteplici, vedrete, ma non c’è happy ending da queste parti.

Fennell va quindi a coprire esplicitamente un’intersezione-chiave del discorso sulla cultura dello stupro, che forse non era mai stata toccata prima d’ora al cinema – e lo fa senza applicare sconti a nessuno, perché la normalizzazione della violenza insita nel patriarcato è interiorizzata tanto dagli uomini quanto dalle donne (pensiamo agli affilati dialoghi che Cassie intrattiene con l’ex amica Madison e con il rettore universitario Elizabeth Walker, perfetti esempi di victim blaming). Consapevole sino in fondo e proprio per ciò destinato a rimanere fuori dalla società, il personaggio di Cassie in tale quadro è più un emblema che altro: agisce rinunciando perlopiù a se stesso in funzione della storia e il momento in cui appare più iconico, quello in cui è agghindato da infermiera sexy come una sorta di terrorizzante Elle Driver da Candy Crush Saga, è volutamente grottesco. La pellicola del resto fa crossover sui generi, andando dal dramma alla commedia, sino all’amarissima satira del revenge movie (non ci si lasci ingannare dalle fuorvianti frasi di lancio per il mercato italiano, sai la novità…). Da vedere assolutamente.

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