Recensioni
Elm (Italia)
Solaris
Elm – The Wait
Solaris – Un Paese Di Musichette Mentre Fuori C’è La Morte
-
Stefano Pifferi
- 15 Dicembre 2020


A casa Bronson il “noise” (lo mettiamo tra virgolette per non urtare i puristi e intenderlo come attitudine più che come suono) piace eccome. E non lo testimonia soltanto la storia del suo boss Chris Angiolini (fatevela una ricerca online se non siete troppo maturi e scoprirete il legame tra Lovecraft e il post-hc) o il fatto che mostri sacri di quel suono come Martin Bisi o i Live Skull abbiano scelto l’etichetta ravennate per tornare a pubblicare dischi in proprio dopo eoni. Lo testimonia anche il catalogo generale che si arricchisce di queste due nuove realtà: da un lato gli Elm, quartetto da Cuneo, provincia rumorosa come sa bene chi frequenta queste pagine; dall’altro i novizi Solaris da Cesena, al battesimo di fuoco tutto in casa ma con Bisi a certificarne il suono.
Dei primi avevamo detto in occasione dell’esordio Dog e questo The Wait non sposta di una virgola il sudiciume noise che puzza di America depressa e violenta che i quattro dispensavano nella citata opera prima. Tad, Jesus Lizard, Hammerhead, Cows, Melvins sembrano essere più di padri(ni) putativi per i quattro, quasi delle stelle del mattino a giudicare da bombette come A Storm Is Coming o Kingsnake, ma anche le parti più rallentate (Believe Or Burn, per dire, o la lunga litania quasi sludge di Son) si fanno apprezzare in virtù di un peso specifico dalla densità vicina all’osmio. La chiosa affidata al bluesaccio polveroso e dolente di Hellhound sembra poi volerci dire delle origini della band, prima che la perversione sonora prendesse il sopravvento. Unica pecca, la lunghezza: dischi de genere fanno della immediatezza la propria forza e forse un paio di pezzi in meno sarebbero stati d’aiuto, ma alla fin fine meglio averne no?
Più particolare la proposta di chi gioca in casa pur provenendo da Cesena, ovvero i Solaris, giovani e ambiziosi sin dal tarkowskiano nome scelto e onorati della produzione proprio di mr. Bisi. Noise-rock spesso a bassa battuta e volumi non al rosso, limitrofo al post-rock (per le strutture, non per il suono in sé) e con più di un debito verso l’immaginario grunge a tutto tondo, quindi melodie vocali sofferenti e che stillano dolore, alla Layne Staley per capirsi, e, effetto ancor più straniante, cantate in italiano. Cosa questa che, per chi scrive, risulta un po’ ostica perché da sempre considera un matrimonio impossibile quello tra l’italico idioma e le musiche dure, ma questa idea personale non può inficiare la bontà di questo esordio. Doppietta ben riuscita, a conferma della bontà dell’etichetta e pure della mai doma tradizione noise-rock italiana.
Amazon
