Recensioni

7

Fosse stato il nuovo lavoro di inediti degli Elbow, non dico che avrei fatto il salto sulla poltrona, però mi sarei accoccolato per ascoltare e riascoltare. Per concludere che si tratta del loro disco più disinvolto, benedetto da un'immediatezza quasi inedita, da una duttilità stilistica ed espressiva che in cuor mio gli ho sempre rimproverato di trascurare. Invece è una raccolta di lati B provenienti dai singoli snocciolati lungo oltre due lustri di carriera. Pezzi quindi slegati, composti – secondo quando ha dichiarato lo stesso Guy Garvey – dopo aver chiuso la lavorazione di un album, alla stregua di esercizi defatiganti.

Per me che ho sempre trovato sovraccarica la loro proposta, una ricerca spasmodica di climax brumoso che ispessiva la vena indie di sovrastrutture wave prog, tanto da penalizzare il libero fluire del talentaccio melodico, trovo adorabile questa disarticolazione, questo muoversi in ordine sparso tra cupe vampe post-Gabriel e lirismo sospeso, tra folk sciropposi (l'afflato quasi Red House Painters di Buffalo Ghosts), blues ingrugniti (i Depeche Mode frugali di The Long War Shuffle, l'espettorazione Cave di McGreggor) e rapimenti sotto scafandro (l'astrazione eniana di Love Blow Down, la quasi folktronica Every Bit the Little Girl). Bella compilation. Con la speranza che possa rappresentare il preludio di una maturità godibile.

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