Recensioni

5

Poco da dire sull’esordio degli El Guapo per una piccolissima etichetta di Washington DC. Alla line up originaria formata da Rafael Cohen (chitarra, oboe, tastiera, electronics, voce) e Justin Moyer (batteria, basso, electronics, voce), si unisce il batterista Nate Smith (che sarà presente solo in questo e nel successivo album) per dare vita a un disco post-punk tiratissimo, non molto lontano da quel che propongono etichette come la Dischord per cui si troveranno stranamente a firmareun contratto tre anni più tardi quando saranno approdati un sound assolutamente personale e profondamente diverso da quello che accomuna le band che fanno capo all’etichetta di Ian McKaye. Post-punk, si diceva, dalle forme essenziali, spigoloso e con nessuna concessione alla melodia, nonostante la struttura dei pezzi segui quasi sempre l’andamento verso + ritornello (che generalmente è un verso accelerato), pur distinguibili con una certa difficoltà. Già presenti alcune timide iniziative in direzione free-jazz, grazie all’apporto del fantasioso e preciso Nate Smith ai tamburi ma in generale il disco non suona fluido, né sufficientemente aggressivo risultando alfine acerbo e incompiuto

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